Dario Argento: “Mi svegliavo di notte col desiderio di lanciarmi dalla finestra. La morte? Spero di essere pronto”

Dario Argento si racconta a Gq: “Mi capitò di svegliarmi con il desiderio di lanciarmi dalla finestra. L’hashish mi ha fatto compagnia per molto tempo”

L’hashish mi ha fatto compagnia per moltissimo tempo. Non mi ricordo neanche chi mi iniziò al vizio, ma se avessi potuto avrei continuato. Ho dovuto smettere, con grande dolore, perché bronchite e tosse non mi davano tregua”. La confessione arriva da Dario Argento, protagonista di una lunga intervista rilasciata a Malcolm Pagani per Gq. “Per un breve periodo feci uso anche di cocaina, ma a differenza delle canne, non solo non era una dipendenza forte, ma neanche rimpianta. La cocaina mi dava fastidio. Mi faceva star male. Non mi rilassava. Abbandonarla fu naturale”.

Il regista si racconta senza freni, ricordando anche il giorno in cui venne arrestato. “Qualcuno che non conoscevo aveva spedito un pacco con delle sostanze proibite a mio nome a Fiumicino. La narcotici l’aveva intercettato ed erano venuti a cercarmi. Feci entrare i finanzieri in casa e candidamente, a precisa domanda, ammisi di essere un fumatore mostrando la modesta quantità di hashish che detenevo. Mi portarono via, a Regina Coeli”.

Argento svela anche i propositi di suicidio, risalenti all’inverno del 1976.

“Stavo preparando Suspiria e le cose sul lavoro andavano alla grande, ma era con me stesso che da qualche tempo le cose non andavano benissimo. Mi era capitato di svegliarmi una notte con il nitido desiderio di lanciarmi dalla finestra e la stessa cosa mi era successa qualche settimana dopo quando mi era addirittura accaduto di immaginare il dopo, il mio corpo che precipitava a terra, lo schianto, il rumore, i titoli dei giornali […] Il mio amico medico mi consigliò di mettere tutti i mobili della stanza davanti alla porta-finestra. Funzionò. Dovetti combattere ma mi rialzai. Mi tirai su e da allora non ci ho mai più pensato”.

Il re dell’horror non nasconde la passione per gli hotel. “Per lunghissimi periodi della mia vita ho vissuto in albergo. Mi sono sempre piaciuti, gli alberghi. Sono impersonali, perfetti per concentrarsi, non ti appartengono esattamente come tu non appartieni a loro”.

L’ultimo pensiero va alla morte: “Come fai a non pensarci? La morte fa parte delle paure di tutti. So che un giorno dovrà succedere. Spero soltanto di essere pronto”.