Tiziano Ferro ha anticipato uno dei temi presenti nel documentario Amazon Original, Ferro, che sarà disponibile in esclusiva su Prime Video a partire dal 6 novembre 2020, in Italia e in altri 240 paesi nel mondo, con un articolo scritto in prima persona e pubblicato su 7, magazine de Il Corriere della Sera.

Con questo articolo, il cantautore di Latina ha voluto parlare dei suoi problemi con l’alcolismo che gli hanno provocato anche pensieri estremi come la voglia di non vivere più. Ecco come ha avuto inizio la sua dipendenza dall’alcol:

Una sera la band mi convinse a bere. E da lì non mi sono fermato più. Bevevo quasi sempre da solo, l’alcol mi dava la forza di non pensare al dolore e alla tristezza, ma mi portava a voler morire sempre più spesso. Ho perso occasioni e amici. Io ero un alcolista.

Appena si è reso conto che la dipendenza dagli alcolici non avrebbe generato nulla di positivo, per Tiziano Ferro è iniziata la risalita:

L’alcolismo ti guarda appassire in solitudine, mentre sorridi di fronte a tutti. Forse piangevo perché mi toglievo la vita ogni giorno. Forse era il dolore nel morire una, due, trecento volte. Potevo pensare quello che volevo, ma quello strazio, quel tormento non generavano niente, era solo disastro. Ed è stato quando l’ho capito che è nata la mia voglia di risalire, da lì o da una delle altre decine di volte simili a quella.

Il cantante, a posteriori, ha comunque dato un senso alla disperazione che ha provato in quel periodo:

Nessuno mi poteva sopportare quando bevevo. E chi ci riusciva o aveva pietà, o era come me. O più disperato di me. Oggi che non bevo da diversi anni ho capito che quella disperazione aveva un senso, uno solo: aiutare qualcun altro.

Sempre nel documentario Ferro, infine, Tiziano Ferro svelerà che la musica gli ha praticamente salvato la vita, permettendogli di trovare il proprio posto in un mondo in cui non riusciva a riconoscersi:

Non sono mai stato il primo della classe, ero anonimo, non bello, per niente atletico, anzi grasso, timido, i ragazzi mi chiamavano ciccione, femminuccia, sfigato. Aspettavo che qualcuno intervenisse per difendermi, ma non succedeva mai. Vivevo perennemente frustrato, incazzato e anche umiliato. Poi ho cantato per la prima volta e il mondo è cambiato. La musica era l’unica cosa che avevo, un canale per esprimermi in un mondo nel quale non mi riconoscevo.

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