Pensavate che il silenzio durasse ancora a lungo? Vi dovrete ricredere! Pamela Prati torna alla ribalta e lo fa con un’intervista rilasciata al settimanale Chi. Passato ormai un anno e mezzo dallo storico Prati-gate che ha abbiamo raccontato in tutte le salse, oggi la showgirl ha ufficialmente accantonato il passato, o almeno così sembra.

Certo, ciò che è accaduto non può scomparire dall’oggi al domani e qualche conseguenza si fa sentire ancora. Queste le prime parole dell’intervento di Pamela:

Il Prati-gate? Quello che mi è accaduto è crudele, sono stata vittima di un sistema che mi ha fatto male. Adesso non lavoro perché, purtroppo, ciò che mi è accaduto è stato raccontato male, ma il tempo mi darà ragione e verrà fuori la verità.

Dunque il caos generato dal caso ha messo i bastoni tra le ruote ad una carriera che, ricordiamo, non nasce due giorni fa. Con il primo lavoro cinematografico targato 1981 La moglie in bianco… l’amante al pepe per la regia di Michele Massimo Tarantin, Pamela Prati si appresta a compiere ben 40 anni di professione nello spettacolo:

Mi accusano che ogni tot per far parlare di me annuncio un matrimonio. Ma io quando mi innamoro penso sempre che mi sposerò e formerò una famiglia e, visto che faccio questo lavoro da 40 anni, più volte mi hanno chiesto della mia vita privata e più volte, quando ero innamorata, ho detto che avrei voluto sposarmi.

Pamela vuole tornare a sorridere. Per allontanare i fantasmi del passato lo fa in musica, con un brano che racconta gli anni difficili della sua crescita e il rapporto stretto avuto con la madre:

Torno con una canzone, Mariposita, dedicata a mia madre. L’ho intitolata così perché quando ero piccola mi chiamava “mariposa” (farfalla in spagnolo, ndr). Mi manca tanto e in questi momenti drammatici non faccio che pensare a lei. Io ho avuto un’infanzia difficile, mio padre ci ha abbandonati e lei è stata il mio unico punto di riferimento.

Pamela Prati: “Ora sono sola. Un compagno? Ecco come dovrebbe essere…”

Afferma di essere single, di non avere un uomo accanto a sé. Il periodo di lockdown è stato comunque importante per poter stare con i suoi affetti:

Ora sono sola e così ho trascorso il lockdown. Mi ha rafforzata e mi ha dato la possibilità di “riavvicinarmi” alla mia famiglia, a mia sorella e ai miei nipoti… Ci siamo tenuti compagnia con le videochiamate,

E se l’amore vero busserà alla porta…

Un compagno? Mi piacerebbe, ma dovrebbe essere uomo, non maschio, leale e accettare le fragilità.

 

 

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