La sua villa a Roma era meravigliosa, era stata acquistata da lui, con i suoi guadagni, ma è stato il regno delle sorelle, Aurelia era la regina di quella casa”. A parlare di Alberto Sordi è la sua storica collaboratrice Paola Comin, intervenuta nel programma di Radio2 I Lunatici. “Era maschilista perché sosteneva che il regno della donna fosse la casa, pensava che solo a casa la donna potesse essere realizzata. A casa lui era rimasto il figlio più piccolo, il fratello attore, aveva verso le sorelle un rispetto, quasi una sottomissione, direi commovente“.

Il grande attore romano non si è mai sposato e non ha avuto figli, ma non aveva rimpianti. “Aveva scelto con tutto se stesso di fare questa professione”, spiega ancora la Comin. “Si è dedicato al lavoro e al pubblico, diceva che si se si fosse sposato non avrebbe potuto essere un buon marito, diceva che c’erano troppe tentazioni nel suo lavoro. E aggiungeva che se avesse avuto un figlio, lui avrebbe voluto educarlo. Ma come avrebbe fatto se doveva stare fuori per mesi a girare dei film? I suoi film erano i suoi figli“.

Per il pubblico nutriva enorme rispetto, a tal punto di non firmare mai contratti miliardari che lo legassero alla pubblicità: “Diceva che non sarebbe stato corretto nei confronti della gente, era consapevole che tutto quello che aveva lo doveva all’amore della gente. Pensava che poi il pubblico non lo avrebbe più rispettato. Per Alberto Sordi era assolutamente impossibile fare una passeggiata in giro per Roma. Una volta andammo vicino a Piazza del Parlamento, da un ottico, immediatamente lo riconobbero, volevano gli autografi, non c’erano ancora i selfie. Lui non camminava mai per Roma, non era possibile“.

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