Riccardo Rossi: "Mi finsi giornalista pur di conoscere Sean Connery"

Riccardo Rossi svela: "Nel 1983 mi finsi giornalista pur di conoscere Sean Connery. Poi lo inseguii per Roma e fotografai il suo incontro con Ursula Andress"

Un’infinità di aneddoti, ricordi, avventure da raccontare. Come quella volta che si finse giornalista pur di poter conoscere Sean Connery. Parliamo di Riccardo Rossi, che per tutta la fase uno dell'emergenza coronavirus ha fatto compagnia agli italiani con un diario quotidiano sui social.

La storia delle foto con i personaggi famosi cominciò nel 1983 – ha raccontato l’attore – prima chiedevo solo autografi, poi ho capito che era più importante la foto”. Una pratica facilitata nel momento in cui iniziò a lavorare nell’ufficio stampa di cinema di Enrico Lucherini, ma che prima di quel momento era affidata a tentativi improvvisati.

“All’epoca non c’era questa facilità, non c’erano le macchine digitali, era difficile” ha proseguito Rossi, che venne a sapere della presenza della star di Hollywood a Roma per la presentazione di Mai dire mai.


Entrai nell’albergo con un amico e ci fingemmo giornalisti di Cinema Oggi, una roba per addetti ai lavori. Uscì l’ufficio stampa e chiedemmo di aiutarci. Si aprì l’ascensore e uscì Sean Connery, rimasi immobile. Gli chiedemmo che cosa si provava nel tornare nei panni dell’agente 007, una domanda originale. Il mio amico faceva il giornalista, io il fotografo”.

Scattate le foto ricordo però, Rossi decise addirittura di inseguire Connery in giro per la Capitale. “Scattammo altre foto, andammo avanti fino a quando scese dall’auto sulla Cassia per andare ad abbracciare Ursula Andress”.

A quel punto Rossi prese la locandina del film Licenza di Uccidere che aveva in macchina e se lo fece autografare.

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