Coronavirus, Umberto Smaila: "Quelli che fanno il mio lavoro sono con il cu*o per terra"

Umberto Smaila e il Coronavirus. Ecco cosa ne pensa.

Anche Umberto Smaila, come il resto degli italiani, è chiuso in casa a causa del Coronavirus. Lui - che assieme a Jerry Calà è uno degli artisti più richiesti in tutta Italia (un'inchiesta aveva stabilito che Smaila e Calà sono gli artisti con più serate all'attivo nel corso dell'anno) - ora deve fare i conti con lo stop dell'industria legata ai concerti:

“Se ne usciremo? Se sono usciti dopo la Spagnola che fece 50 milioni di morti, usciremo anche da questa. Non so come abbiano fatto all'epoca, dopo una guerra e una pandemia. L'importante è stare attenti che le restrizioni non facciano più morti della pandemia. Tutti quelli che fanno il mio lavoro sono con il culo per terra: musicisti, macchinisti, cantanti. Siamo tutti a casa senza lavoro, questa cosa deve avere un termine. Senza rischiare, certo, ma non chiedetemi di mettermi la mascherina. Perché con le mascherine non si può cantare, a meno che tu non faccia il repertorio di Gino Paoli. Non so come faccia Myss Keta, anche se non la conosco. Cos'è, un Pokemon?”, ha dichiarato durante una diretta Instagram.

In attesa di scoprire come si evolverà la situazione, il volto storico di Colpo Grosso è molto orgoglioso di suo figlio, Rudy Smaila, che durante questo periodo ha deciso riaprire una panetteria di Milano assieme alla moglie: "E' passato da fare i concerti con me in tutta Italia a portare i sacchetti di pane alla gente. Questi sono gli Smaila, sono molto orgoglioso di lui. Mi ha scritto un messaggio che mi ha commosso: 'Ho scoperto l'umanità della gente'. In questo turbinio di emozioni l'idea di scoprire qualcosa di buono, che ci eravamo dimenticati, è qualcosa di importante", sono state le sue parole.

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