Nuovo capitolo sulla storia Whitney Houston. La cantante è morta quasi 1 anno fa, ma si continua a (s)parlare di lei. In una nuova intervista con Oprah Winfrey, il fratello maggiore di Whitney Houston, Michael, ammette di essere stato responsabile nell’introdurre la droga nella vita della cantante, tra cui cocaina e crack, nel 1980. Michael ha anche ammesso che si sente molto in colpa per la morte di sua sorella, ma dice che non riusciva a rendersi conto di quanto i farmaci avrebbero potuto essere pericolosi quando ha iniziato a drogarsi con Whitney.

La cantante è morta l’11 febbraio 2012 e mentre la causa ufficiale della morte è stata dichiarata come annegamento accidentale, l’ufficio del coroner ha confermato che Whitney ha fatto uso di cocaina immediatamente prima della sua morte il che poteva portare ad un “evento cardiaco.”

Anche se il fratello Whitney ha ammesso l’uso di droga e si sente responsabile nell’averla “iniziata”, la madre Cissy Houston accusa invece Bobby Brown per la morte della figlia.

Nel suo nuovo libro Ricordando Whitney, Cissy scrive che fin dall’inizio era dubbiosa su Bobby Brown, si chiedeva se fosse giusto per la figlia, e crede che Whitney non sarebbe finita così “profondamente” nella droga se non fossero rimasti insieme. Ha infatti scritto:

“Credo che la sua vita sarebbe andata in modo diverso. Sarebbe stato più facile per lei stare sobria e rimanerlo”.

Sempre Cissy ha riportato nel libro alcune voci della relazione lesbica di Whitney con la sua ex assistente, Robyn Crawford. I rumour circolavano dal 1980 quando le due si erano incontrate nel New Jersey, e si diceva che fossero più che amiche. Quando Whitney è morta, Crawford ha scritto un toccante tributo per Esquire; il che ha rinforzato i dubbi.

Insomma: voci, gossip, droga, sesso (forse lesbo), sensi di colpa, ricordi, interviste dei parenti. E’ questo che rimane di Whitney?

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