Prima una confessione, inaspettata per una top model del suo calibro.

Sono terribile nelle istantanee. Terribile. Sbatto sempre le palpebre. Ho la sindrome di Tourette facciale.

A parlare è Kate Moss, una ragazza divenuta nel giro di pochi anni la modella per antonomasia. Intervistata per il numero di dicembre dell’edizione britannica di Vanity Fair, Kate ha raccontato i suoi primi e incerti passi nel mondo della moda.

Mi venne un esaurimento nervoso. Non era per niente una cosa da me. Mi sentivo davvero male a dover abbracciare questo tipo così muscoloso. Non riuscì ad alzarmi da letto per due settimane. Pensavo di star per morire.

Non vogliamo sminuire i dolori della giovane Moss, ma non è che la nostra non fosse pagata per contorcersi a quel modo sui muscoli di un bellimbusto (che altri non era che Mark Wahlberg). Anzi, Kate Moss ha costruito una fortuna su quelle immagini scattate per una campagna pubblicitaria della Calvin Klein.

Ma continuiamo a leggere.

C’era molta ansia. Nessuno si prende cura di te dal punto di vista mentale. C’è molta pressione per fare quello che devi fare. Non mi piaceva per niente. Ma era lavoro e quindi dovevo farlo.

Al nostro paese si direbbe: “Sputare nel piatto dove si mangia”.

Oggi vedo una 16enne e sarebbe una cosa molto strana chiederle di togliersi i vestiti. Ma all’epoca dicevano: “Se non lo fai, non lavoreremo più con te”. Io mi chiudevo nel bagno, piangevo e poi uscivo e lo facevo.

Insomma, “che schifo fare la modella ma adesso l’ho fatto quindi datemi i soldi?”. Care Kate, deciditi. Ora che gli anni migliori della carriera sono alle spalle, la top model inglese può dire tutto ciò che le passa per la testa. Alla faccia della coerenza. E lo fa dalla sua casa di Londra, in uno dei quartieri più belli e costosi della capitale del Regno Unito.

Chissà con quali soldi l’avrà comprata…

Via | Independent

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