Gerry Scotti: "Mi ritengo un miracolato, quando torno a casa la sera non dico 'come sono stanco"

Il conduttore, volto storico di Mediaset, dimostra consapevolezza e buon senso

"Mi ritengo un miracolato, non faccio esattamente un lavoro, ma un mestiere che ha le sue complicazioni, il suo stress, ma credo che chi fa il mio lavoro non ha il diritto di andare a casa la sera e dire 'come sono stanco'". A parlare è Gerry Scotti, protagonista di un'intervista su il TrovoLavoro del Corriere della Sera. Il conduttore di Mediaset, che negli ultimi mesi si è diviso tra Caduta libera, Tu sì que vales e Conto alla rovescia, ha spiegato che "vengo da una famiglia che aveva ben chiaro il concetto di lavoro". Nonno paterno contadino, nonno materno panettiere, Scotti da bambino era abituato a vedere sui loro volti i segni della fatica:

O vedevo un nonno stanco che tornava dalla campagna o un nonno stanco perché si alzava alle 3 di notte. Così mio padre, per scappare da quei due destini ha deciso negli anni '60 di andare a Milano a fare l'operaio alle rotative del Corriere della Sera.

Una decisione che, col senno del poi, ha aiutato lo stesso Gerry:

Se non fossi andato a Milano non avrei avuto tutte le opportunità che ho avuto nella mia vita. Non voglio mancare di rispetto alla mia provincia di origine, ma il mio paesino era proprio piccolo.

Dopo aver confessato di essere rammaricato per non aver conseguito la laurea in Giurisprudenza (gli mancavano solo due esami), il conduttore che nei prossimi mesi tornerà alla guida di Chi vuol essere milionario e Striscia la notizia ha ricordato che quando lasciò il lavoro serio (copywriter) per dedicarsi alla radio a tempo pieno, "i miei genitori non mi hanno parlato per tre anni".

  • shares
  • Mail