Simona Ventura: "Fabrizio Corona? Diabolico ma non intelligente. Lele Mora non ha mai abbandonato nessuno"

Simona Ventura, ospite a La Confessione, ricorda gli anni d'oro assieme a Lele Mora

Simona Ventura, intervistata, stasera, venerdì 20 dicembre 2019, a 'La Confessione', il programma di interviste, condotto da Peter Gomez, in seconda serata, su Nove, ha affrontato diversi temi. La popolare conduttrice si è interrogata sul perché sia tanto amata dal pubblico italiano:

"Io penso che mi vedano molto leale. Non sono mai riuscita a fingere. Quando avevo qualcosa da nascondere ho fatto grandi casini. Il pubblico mi ha visto soffrire, riemergere, rinascere tante volte. La gente mi vuole bene perché ha capito che, più di tutte, ho ricevute molte cattiverie".

Dopo i successi in Rai, la presentatrice ha preferito allontanarsi dalla tv di Stato per approdare a Sky, dove ha vestito i panni di giudice di 'X Factor':

"Sono andata a Sky, ero esasperata dalla situazione che c'era in Rai in quel momento. Non riuscivo più ad essere libera intellettualmente. Il direttore di allora, Liofredi voleva imporre la sua linea ed ho capito che non era conforme alla linea della rete. Quello stesso anno sono andati via Santoro e anche X Factor. Il mondo della tv è spietato tanto quasi la società di oggi".

E, poi, il racconto inedito del primo incontro (deludente) con Raffaella Carrà:

"Lei mi aveva tanto cercata per andare a Carramba. Era un sogno che diventava realtà. Mediaset mi aveva dato la liberatoria. Ero emozionata. Mi sentivo lusingata. Aspettavo che mi accogliesse in un altro mondo. Lei è un'icona, rimane la mia preferita. Con la nuova trasmissione su Rai3, ho visto che ha saputo reinventarsi".

La Ventura, inoltre, ha ricordato gli anni d'oro della sua carriera, frutto della collaborazione con Lele Mora:

"E' durato più il sodalizio con Lele Mora che il mio matrimonio. E' stata una persona che mi è stata molto vicina. Avevamo una forte affinità elettiva. Eravamo un'incredibile SPA. Sono entrata nella sua scuderia quando eravamo quattro gatti. Abbiamo iniziato a macinare tantissimo. Lui era un po' il Cardinale Richelieu, la Wilma De Angelis. C'era odore di casa. Lui come Berlusconi non ha mai abbandonato nessuno. Quando, poi, è cominciato il successo di Costantino e Daniele, che non si basava sul talento ma altro, Lele si è trovato in un vortice che l'ha sopraffatto".

Poi, invece, qualcosa si è spezzato:

"Non avevo più voglia di stare con quell'agenzia. Non avevamo più la mia stessa mission. Ho chiamato Lele e gli ho detto: 'Fai una scelta. O me o altre persone" e lui ha scelto le altre persone".

Ed, infine, il proprio punto di vista sulle vicende giudiziarie che, negli anni, hanno visto protagonista Fabrizio Corona, attualmente trasferito in un istituto di cura vicino a Monza:

"Fino ad un certo punto, Fabrizio è stato perfetto. Lui faceva i servizi posati nell'agenzia di Lele. Poi, è partita questa cosa. I soldi che arrivano era talmente tanti e 'facili'. E' stato diabolico ma non intelligente. La sua foga l'ha fatto sbagliare tantissimo. [...] Lui ha tentato di beccarmi tante volte ma non ci è mai riuscito. Poi, abbiamo fatto pace. Lui, con questo fatto di essere invincibile, si è schiantato all'ultimo miglio".

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