Cesare Cremonini: "Quando è morto mio padre la paura ha assunto un significato più chiaro"

In vista del mese di marzo, periodo in cui compirà i suoi primi 40 anni, Cesare Cremonini (presto nuovamente in tutti i negozi di dischi con la sua raccolta di grandi successi da collezione e nuovi brani intitolati Cremonini 2C2C – The Best Of) si racconta dalle pagine di Vanity Fair e lo fa dedicando gran parte delle sue riflessioni a suo padre scomparso poco meno di due mesi fa. Una situazione che l'artista ha affrontato con non poca difficoltà approcciandosi "a qualcosa di totalmente nuovo: il lutto".

Usa una metafora per ricordare ciò che il padre ha lasciato nei suoi ricordi, la figura di un uomo che gli ha tracciato la strada della vita:

A un tratto mi sono voltato indietro per ricercare la riva, la riva che mi aveva sempre fornito le coordinate per orientarmi e non sono più riuscito a metterla a fuoco. Non c’era più. E con lei i ricordi. Annebbiati, confusi, indefiniti. In quel momento ho capito che ero in mare aperto. Forse avere quarant’anni ha proprio questo di bello: per la prima volta non ho un punto di riferimento e credo sia un bene. So che nessuna burrasca mi può uccidere e che la rotta è tutta da inventare

Paura,

una parola che incute timore e che in questa circostanza ha portato scompiglio nel percorso del cantante alla quale è stata dedicata la copertina del settimanale:

Quando è morto mio padre la parola paura ha assunto un significato molto più chiaro rispetto a prima. È stata la prima volta negli ultimi venti anni in cui ho avuto davvero paura di qualcosa

Quello di Cesare più che un racconto di se stesso è un viaggio nel tempo, nel suo tempo. Un occhio al passato e uno, più critico, al presente:

Sono nato nel 1980 - dice - e la mia generazione è stata lasciata abbastanza sola per emanciparsi e poter fare a meno degli altri. Questo ci ha fatto diventare adulti in fretta. Era ancora un’epoca in cui gli adulti esistevano solamente nel momento del rigore, ma poi già a 9-10 anni si andava a scuola e si tornava da soli. Da ragazzini eravamo soli nel gioco, soli nei pomeriggi in camera con l’amico, soli davanti al primo film horror, alla prima donna nuda vista in tv, alla prima sbornia. Si combinavano i guai, si piangeva e si soffriva fortunatamente da soli. Oggi invece molti adulti, per precauzione mi ci metto dentro anche io, sentendosi eternamente giovani, occupano tutti gli spazi destinati ai più piccoli, che non hanno più la propria privacy per giocare in santa pace. Trovo invadente la presenza degli adulti nei social per ragazzini, per esempio. Andare a caccia di like tra i minorenni sembra essere diventata la nuova occupazione di un sacco di persone.

La sua passione per le donne:

Stamattina sono andato a comprare due libri e mentre tornavo indietro, ho incrociato lo sguardo di una bellissima ragazza. Le si sono illuminati gli occhi. I suoi e i miei. La mia ragazza non se ne avrà sicuramente a male, ma io credo che idealmente dovremmo provarci con qualcuno tutti i giorni. Provarci in senso lato, ovviamente, senza pensare allo sguardo come un atto finalizzato a un secondo fine, piuttosto a un ballo, a un gesto galante, gentile, alla maniera di mio padre. È un gioco innocente, ma riconoscere alle donne non solo la loro bellezza, ma anche la loro intelligenza e le loro virtù, soltanto con un sorriso non può essere un male. Siamo entrati in un secolo che a livello globale, sociale e politico è e sarà loro.

Il cantante, fidanzato con Martina Margaret Maggiore da poco tempo, sceglie di mantenere un profilo basso sulla sua vita sentimentale:

Un mio caro amico, prendendomi in giro, mi aveva provocato: “Tu sei molto riservato perché in realtà sei geloso” e io ribattevo con un senso di protezione: “Non voglio che qualcuno paghi per i miei errori e che prenda critiche che investirebbero me”. Per verificare l’ipotesi, ho dato retta all’amico. Alla fine però credo sia meglio non mettere fotografie personali sui social.
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