Renato Zero: "La mia follia mi ha salvato, meglio di qualsiasi droga"

Renato Zero torna a raccontarsi in una lunga intervista, e spiega di aver perso molti amici a causa delle droghe. Lui, alle polveri e alle pasticche, ha sempre preferito la follia.

Non le manda a dire, come d'altronde ha sempre fatto, Renato Zero che, alla vigilia dell'uscita del suo prossimo album, fuori a partire dal prossimo 4 ottobre, ha deciso di raccontarsi senza barriere a Vanity Fair, parlando del suo nuovo progetto musicale ma anche della sua carriera e del suo temperamento.

Sono stati tanti i problemi che negli anni Renato Zero, all'anagrafe Renato Fiacchini, ha dovuto affrontare. Ma come raccontato a Vanity Fair, non ha mai demorso riuscendo a superare le critiche e riuscendo soprattutto a realizzare tutti i suoi sogni:

"La follia è essenzialmente un’alleata. Un paio d’ali di scorta quando ti senti compresso. È un modo alternativo di far lavorare la mente. Può essere persino una forma d’arte. [...]"

E a proposito dei suoi esordi, racconta:

"Quando abbiamo iniziato eravamo un gruppazzo di esclusi. Di provenienze diverse. Ma tutti con due domicili stabili: il Piper club e i Commissariati. Colpa ovviamente della drastica scelta che avevamo operato. Io più di tutti, ovviamente. Quella trasformazione mi permise così di uscire dal bozzolo delle convenzioni e dell’ovvietà, per sferrare un colpo deciso a tutte le morali e al falso perbenismo. Anche la stampa ci attaccava. Appena accadeva qualcosa di particolare, erano già pronte le didascalie: Generazione degenere! Nullafacenti e parassiti! Depravati e tossici!"

In tanti hanno pensato che, ai suoi esordi, Zero facesse anche uso di sostanze stupefacenti, ma poi hanno capito che persona fosse davvero Renato e hanno iniziato ad apprezzarlo per quel che è:

"Più vado avanti e più gioisco nel non essermi perso dietro acidi, polveri, pasticche, e altri parassiti. Qualcuno li chiamò paradisi. Amplificatori della genialità. Delle facoltà sensitive e creative. Uno stato di beatitudine perenne. Finché non persi tanti di quegli amici…"
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