Vittorio Cecchi Gori: "Verdone, tra i pochi ad essermi rimasto vicino. Mia moglie mi ha dato forza per smascherare i banditi"

Vittorio Cecchi Gori è stato intervistato da Vanity Fair.

Vittorio Cecchi Gori ha raccontato il fallimento della propria avventura cinematografica e calcistica in un docu-film, Cecchi Gori - Una famiglia italiana, che verrà presentato durante la prossima edizione della Festa del Cinema di Roma, e in un'intervista concessa a Malcom Pagani per Vanity Fair.

L'imprenditore fiorentino ha esordito, definendosi l'uomo "più truffato" in Italia, dichiarando che la storia del suo fallimento non è mai stata raccontata correttamente, a partire dalla stampa. Cecchi Gori si è mostrato fiducioso nella giustizia e ha mostrato la propria riconoscenza per i pochissimi che gli sono rimasti vicino. Il primo che Cecchi Gori ha nominato è Carlo Verdone:

Non so se in Italia esista qualcuno che sia stato più truffato di me. Mi hanno messo di mezzo, si sono inventati a tavolino il mio fallimento, hanno preso a pretesto una distrazione, una cazzata minore, per mandarmi all’aria. Verdone è tra i pochissimi a essermi rimasto vicino. Ho aiutato tanta gente e tanta gente mi ha abbandonato. La mia storia è stata raccontata male. A iniziare dai giornali, a cui ridere di me è sempre piaciuto. Il resto l’hanno fatto il sensazionalismo e la seconda religione nazionale: l’invidia. C’è chi mi ha ferito e se il destino vuole avrà quello che si merita. Aspetto ancora giustizia con fiducia.

Cecchi Gori ha anche parlato del famoso arresto del 2001 durante il quale furono trovati alcuni grammi di cocaina nella sua cassaforte. Al momento dell'arresto, era presente anche Valeria Marini, all'epoca compagna del produttore ed ex presidente della Fiorentina. Sempre all'epoca, Cecchi Gori definì quella sostanza come zafferano, davanti alle domande della stampa. Oggi, Cecchi Gori la definisce "droga" ma ha dichiarato di non sapere come sia finita nella sua cassaforte:

Lo zafferano era una stronzata, ma quella droga è sempre stata un mistero. Le pare che sapendo di essere perquisito avrei lasciato cocaina nella cassaforte? Ce la misero apposta: calunnia, calunnia, qualcosa resterà. Poi la cocaina è una barzelletta, non fumo, non bevo, ho fatto sempre sport.

Cecchi Gori, quindi, ha ringraziato la moglie Rita Rusic che gli è stato vicino dopo l’ischemia che lo colpì due anni fa e che lo sta sostenendo nelle sue battaglie giudiziarie:

Mi è stata vicina mentre ero malato. Mi ha dato forza per smascherare i banditi e le sanguisughe che cercarono di depredarmi e isolarmi. Mi riprendo tutto. Spero ancora di fare qualche film.

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