Manuele Labate: "Dal Medico in Famiglia all'arte di strada. Complicato trovare una nuova occasione"

Manuele Labate racconta a Spy la sua nuova vita. Divenuto celebre con Un medico in famiglia, oggi dipinge in strada: "Non ho lasciato del tutto il mondo della recitazione, ma trovare una nuova occasione è complicato"

Dalla tv all'arte di strada. Manuele Labate ora fa lo street artist e non rimpiange la vecchia vita. Divenuto famoso già a 14 anni grazie ad Un Medico in Famiglia, dove interpretava Alberto, il nipote di Nonno Libero, l’attore romano oggi dipinge e disegna, senza più la luce dei riflettori puntata addosso.

Ora vorrei essere ricordato solo come Manuele Labate” rivela a Spy. “Non ho lasciato del tutto il mondo della recitazione. Sono ancora iscritto a un'agenzia, partecipo ai vari casting e tengo ancora la porta aperta. Ma è complicato trovare una nuova occasione. Da quando è nata mia figlia Aurora, che ormai ha sette anni, è cambiata la mia testa e il lavoro ne ha risentito di riflesso. Per garantire una presenza continua a casa, ho un pochettino penalizzato quella che era la frequenza nell'ambito della recitazione. E allora la crisi e il cinismo del mondo dello spettacolo, sono diminuite le ore di set e sono aumentate le ore di pittura, fino ad averla fatta diventare una vera professione”.

Classe 1983, Labate ha recitato anche ne Il bello delle donne, Provaci ancora prof 2 e Il sangue e la rosa, ma il ruolo nella fiction di Raiuno al fianco di Lino Banfi e Giulio Scarpati lo ha inevitabilmente segnato.

“C'è stato un momento sulla cresta dell'onda, è vero. Quando mi incontravano per strada mi trattavano come se fossi davvero il loro cugino o il loro nipote. Ma è stata importante l'educazione che mi hanno dato i miei genitori, perché riuscivano a farmi capire l'importanza delle cose normali e mi hanno aiutato a mantenere un equilibrio. Non mi sono mai sentito diverso dai miei compagni di classe o dai miei cugini. Ed è stato anche per questo che non ho vissuto la disoccupazione artistica come un trauma”.

Il vero pentimento riguarda tuttavia Il Ristorante, primo reality di Raiuno del 2004 che lo vide tra i concorrenti.

“Fu quel programma ad etichettarmi più del resto. Ero ancora molto giovane ed era stato un tentativo per smuovere le acque lavorative, perché la fama può anche aiutarti a essere selezionato ai provini. Ma col senno di poi, non lo rifarei. Ricorderò sempre quando a un casting mi definirono “Labate, il televisivo”. Come se io fossi un opinionista o un giudice presenzialista. Eppure avevo studiato per tanti anni, mi ero impegnato, avevo fatto tanti sacrifici. Quella definizione era stata una grossa bastonata ginocchia per me”.
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