Enrico Montesano: "Ne I due carabinieri tolsero mie scene, ma non fu colpa di Verdone. Vorrei lavorare con lui"

Enrico Montesano racconta a La Confessione gli screzi con Verdone sul set de I due carabinieri: "Mancarono mie scene, ma non fu colpa di Carlo. Quelli che stanno attorno al regista sono più realisti del Re. Vorrei fare un film con lui"

Fu un successo al cinema e in televisione, ma dietro a I due carabinieri si sono sempre celate le insistenti voci di dualismo tra Carlo Verdone, che era pure regista della pellicola, ed Enrico Montesano.

I due attori avevano già lavorato assieme in Grand Hotel Excelsior, ma la presenza in episodi distinti non consentì l’incontro in scena. Cosa che avvenne invece qualche anno dopo, quando nel 1984 interpretarono i ruoli dei carabinieri Marino Spada e Glauco Sperandio.

Al termine delle riprese Montesano si lamentò tuttavia dell’assenza di alcune scene che lo riguardavano. Aspetto che in seguito avrebbe raffreddato, se non addirittura interrotto, il rapporto di amicizia con lo stesso Verdone.

Dell’episodio Montesano è tornato a parlare a La Confessione, tendendo però una mano al collega:

“Ci era rimasto un po’ male, ma l’amicizia non è finita. Sono andato a trovare Carlo circa un mesetto fa. Ora siamo amici, è carino, chiama sempre mio figlio che fa l’operatore. Non abbiamo screzi, anzi mi piacerebbe fare un film con lui”.

Dichiarazioni al miele, differenti da quelle pronunciate in passato:

“Lui disse che lavorare con me era faticoso e difficile, ma lui essendo regista e uomo di mondo lo sa che quando c’è un attore con la sua personalità trovare un incontro è più difficile, bisogna dividersi il terreno”.

Ecco quindi il ricordo dell’accaduto in fase di montaggio, quando l’attore finì addirittura col chiamare in suo soccorso il produttore Mario Cecchi Gori:

“Era saltato qualcosa ma capii che non era responsabilità di Verdone. Quando si gira e si va al montaggio, se le cose divertenti non le trovi ci rimani male. Ho capito che quelli che stanno attorno al regista vogliono essere più realisti del Re, per piaggeria verso Carlo, che era attore comico come me e in più regista, tolsero qualcosa di mio che però ad onor del vero Carlo rimise”.

Quindi l’appello finale a favore di telecamera: “Sei sempre stata una persona corretta e lineare. Ma, ah Carlo,  perché non m’hai più chiamato manco una volta? Io sto qua, se vuoi vengo!”.

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