Sammy Barbot a Spy: "La tv? Una parentesi, non farei mai a un reality. Guadagnavo un milione di lire al giorno"

Il conduttore di Piccolo Slam rivela i retroscena della sua carriera al settimanale Spy.

Vi ricordate di Sammy Barbot, star della televisione italiana tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta? Ad anni di distanza dalle ultime rivelazioni e comparsate in video, lo showman francese si racconta ai microfoni del settimanale Spy, che lo hanno raggiunto per scoprire i retroscena della sua carriera e capire di che cosa si occupa oggi.

Faccio ancora degli spettacoli come cantante. Mi esibisco in grandi eventi per delle aziende multinazionali: sono poche serate, ma ben pagate. Sono tornato a fare quel che facevo agli esordi. La televisione è stata solo una parentesi per me.

Interprete della celebre Aria di Casa Mia - che ancora al bar sotto casa, di tanto in tanto, gli viene richiesta dagli altri clienti -, Barbot decise di tornare nella sua Parigi quando iniziò a percepire che il successo televisivo stava scemando:

È stato un andazzo naturale, dovuto principalmente alla mia assenza dal territorio italiano. Non mi dispiace, altrimenti avrei agito diversamente. Spesso mi hanno anche proposto dei reality, ma li ho sempre rifiutati. [...] In tv ci sono finito per caso, e neanche mi piaceva più di tanto farla, ma non mi posso lamentare di quello che ho avuto.

Il successo per il parigino arrivò come un fulmine a ciel sereno: dalle serate in discoteca a Piccolo Slam in Rai il passo fu breve, una trasmissione che "fu un grande successo, all'avanguardia per il periodo"; poi l'arrivo alla neonata Canale 5 con Silvio Berlusconi, l'idea del contenitore musicale Popcorn e i grandi guadagni:

Per Popcorn, per esempio, si parlava di un milione di lire al giorno (quando lo stipendio medio mensile di un operaio era all'epoca di 600 mila lire). Non sono mai stato attaccato al denaro, ma ho ancora dei risparmi e sto bene.

E a chi lo ha definito negli anni "il nero dagli occhi tristi" o a chi diffuso la fake news di una sua morte prematura? "Tutto quello che c'è su Internet è inventato, forse ho qualche nemico", ha aggiunto Sammy Barbot, che non si è mai sentito però discriminato per il colore della pelle:

L'Italia non è un paese razzista, semmai è classista. Quando sono arrivato in Italia sono diventato subito popolare, e non ho mai sofferto di questo.
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