Rita Rusic: “Con Vittorio Cecchi Gori oggi bel rapporto, ci lega qualcosa di profondo”

Le dichiarazioni dell’ex moglie del produttore cinematografico: “Era molto geloso, l’ho rivisto quando si è sentito male dopo dieci anni”

In una lunga intervista concessa a F, Rita Rusic è tornata a parlare del matrimonio, poi naugrafato, con Vittorio Cecchi Gori e di come di recente i due abbiano ricostruito in parte un rapporto. Dopo aver ricordato di essere arrivata da piccola in Italia da profuga (“avevamo chiesto asilo politico. Fu dura. Abitavamo in una stanza minuscola con il bagno in comune. Noi bambini per giocare facevamo a gara a chi raccogliesse più mozziconi di sigarette“), la Rusic ha raccontato come conobbe Cecchi Gori:

Venni a sapere dall’assistente di Celentano, che stavano cercando modelle per il film “Asso”. Decisi di provare. Sul set c’erano Castellano e Pipolo, Celentano, Edwige Fenech, e anche Cecchi Gori. Mi invitarono a pranzo e Vittorio ci provò subito: ‘Se vuoi fare l’attrice ti devi far vedere con un produttore – mi disse – devi venire a Buenos Aires con me’. Pensai: ‘Ammazza che furbo questo!’. Quel giorno presi anche il caffè, ma dato che sono allergica cominciai ad avere l’affanno. Lui mi guardava come per dire ‘Guarda che effetto che gli faccio’.

A colpirlo dell’allora produttore cinematografico furono “la sua sfrontatezza, il suo lato spiritoso e un po’ infantile“. Cecchi Gori, di 19 anni più grande di lei, viveva ancora con i genitori:

Avrei dovuto insospettirmi, ma conoscevo poco il mondo. Con Vittorio invece frequentavo persone più grandi, la cosa mi affascinava. Io ero solo una ragazza che andava all’Università.

Il rapporto fu subito condizionato dalla grande gelosia di lui che “telefonava ogni giorno per sapere se ero a casa“:

Il maggiordomo mi diceva: ‘Ha telefonato il Signorino Vittorio’ e io: ‘Di nuovo? E che cosa voleva?’ ‘Sapere se era a casa’. Se non c’ero lui faceva contare le mie valigie per assicurarsi che non me ne fossi andata.

I rapporti con i suoceri, in particolare con la suocera, non erano un granché:

La madre non mi permetteva di avere niente appeso. Dovevo essere provvisoria in quella casa. Tenevo i vestiti in valigia e solo quando usciva potevo farmi stirare qualcosa. Una volta venne a trovarci Barbara D’Urso, io mi scusai per le valigie, quando alzai gli occhi vidi mia suocera davanti alla porta. Dal giorno dopo, mi concesse un appendino. Quella casa era un altro collegio, un altro campo profughi.

Nonostante ciò arrivò, nel 1983, il giorno del matrimonio, vissuto non senza esitazioni e dubbi:

Ero in ritardo, Vittorio chiamava in continuazione. Arrivata fuori dalla chiesa al Gianicolo, tra le lacrime dissi a mio padre che non volevo più sposarmi. Qualcuno avvertì Vittorio che venne a prendermi. Continuavo a ripetergli, ‘Entro ma non firmo’. Sull’altare mi disse: Piantala di fare la ridicola, firma e non rompere, tanto sei sposata lo stesso’. Durante il ricevimento successe una cosa strana: mi si spezzò in due il tacco dalla scarpa. Lo presi come un presagio.

Ed in effetti il matrimonio naufragò nel 2000, ma oggi la Rusic è riuscita a recuperare in parte il rapporto con l’ex marito, con il quale negli anni aveva invece polemizzato anche pubblicamente:

Quando si è sentito male, erano dieci anni che non lo vedevo. Con lui ora c’è un bel rapporto. Quello che mi ha colpito di più quando era in rianimazione imbottito di farmaci, erano le cose che diceva. Senza senso per gli altri, che però io capivo, perché sono la testimone storica del suo passato. Quando lui parla con me, si sente a casa. Poi ha le sue amichette, la sua vita, come io la mia. Ma la cosa bella è che nonostante il rapporto orribile che c’è stato dopo la separazione, abbiamo recuperato la capacità di comunicare. Inoltre c’è qualcosa di profondo che ci lega: il futuro dei nostri due figli. Tutto il resto sono cose da libro Harmony.

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