Specifichiamo: Carla Bruni l’ha detto nelle ultime due righe di una bellissima (oddio sto diventando una sua fan? Aiuto!) lettera a sostegno dell’appello ” pour l’égalité réelle des chances”, che tradurrei all’impronta con “le vere pari opportunità” se questo non mi facesse venire istantaneamente in mente la Carfagna, inviata al Journal de Dimanche. Però l’ha detto:

Vedere arrivare Obama è una gioia immensa. Per me, per chi ama l’America, per tutti i Francesi, in particolare per uno che conosco assai bene (Nicolas Sarkozy, suppongo). Io so fino a che punto noi tutti siamo pieni di speranza, pieni di attesa. Per contrasto, quando sento Silvio Berlusconi prendere l’avvenimento alla leggera, scherzare sul fatto che Obama sia “sempre abbronzato”, mi fa una strana sensazione. Certo, si dirà che era una battuta, un motto di spirito. Ma spesso ormai sono felice di essere diventata Francese!”

Le dichiarazioni della First Lady francese arrivano ovviamente dopo quella di Berlusconi che compete ai nostri amici di PolisBlog (di cui se vi piace la satira vi segnalo pure le conseguenze), e siccome qui si fa gossip, torniamo a Carla Bruni ed eccone uno d’annata, ma venato anch’esso di politica (o diritti umani, fate voi) da lei regalato a proposito di un avvenimento passato con Noemi Campbell.

Criticare e tentare di migliorarsi è giusto, sempre. Ma lasciamo consideriamo bene la Francia: i nostri pregiudizi esistono, sono insidiosi, frenano la gente, la stancano. Ma non siamo subdoli, e siamo risparmiati dal brutale e impunito razzismo che è esistito in America. Mi ricordo di un episodio, dei primi tempi in cui facevo la modella, avevo 25 anni, un servizio fotografico organizzato in Carolina del Sud. Siamo restate qualche giorno laggiù. E ci facevano mangiare dei piatti pronti dentro la nostra roulotte, mentre c’era un ristorante proprio lì di fronte. Avevo domandato perchè, mi spiegarono che il ristorante non avrebbe accettato Naomi Cambpell, perchè era nera. Questa era l’America nel 1992!

Se a questo punto vi siete incuriositi, ecco la parte rimanente dell’intervista rilasciata a favore dell’appello, tradotta, mentre l’originale è qui:

Se io fossi solamente Carla Bruni, la cantante, firmerei senza esitazioni questo appello per l’uguaglianza. Ma io mi chiamo Bruni-Sarkozy, ora, e il mio nome mi appartiene di meno. Sarebbe strano comunicare con il potere, quindi con mio marito, tramite una petizione pubblica! Ma questo non mi impedisce di impegnarmi, nè tantomeno di essere d’accordo con il testo che voi pubblicate…

Mi sono spesso domandata da dove venga il blocco della nostra società, quello che fa in modo che noi siamo così “Bianchi” nelle elites, nel parlamento, nei circoli in cui si prendono le decisioni (la musica, la moda, sono un’altra cosa), mentre la società ormai è così “meticcia”. Che sia una questione morale, psicologica, o tecnica? istintivamente io penso sia più psicologia. Bisogna dare fiducia ai circoli el potere perchè si aprano, noi siamo chiusissimi d’abitudine. Il potere ha spesso avuto la stessa testa. uomini bianchi e di una certa età. Ma le abitudini, alla fine, divengono sclerotiche! È necessario aiutare le elites a cambiare, anche forzandole un poco. perchè la psicologia non basterà. Per questo io mi ritrovo in questo appello. Senza misure politiche si attenderà troppo. E si faranno attendere troppo le persone che si aspettano il cambiamento.

Allo stesso tempo non dimentichiamo che la Francia è un paese aperto, e la straniera che io ero ve lo può confermare. Non solo straniera, ma anche moglie del Presidente. Mio marito non è Obama. Ma i francesi hanno votato per il figlio di un immigrato ungherese, di cui il padre ha ancora un accento pesante, di cui la madre ha origini Ebraiche, e lui ha sempre rivendicato di essere un Francese venuto da lontano. Non assomiglia certamente alle elites francese tradizionali, e questo non gli ha impedito nulla. E personalmente io non corrispondo certo al profilo tipico della Premiere Dame… Io sono un’artista, per di più nata Italiana…

Via Le Journal de Dimanche

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