Pochi si ricorderanno di Vera Atyushkina, ex velina bionda di Striscia la notizia. La bionda siberiana ha avuto contatti con quella che Michelle Hunziker definisce “la setta della maga Clelia”, che è stata identificata in Giulia Berghella. “Avevo conosciuto Marco Sconfienza, il figlio della “maga”, proprio a Striscia. All’epoca era il fidanzato di Michelle, anche se si comportava come se fosse la sua guardia del corpo: le stava sempre incollato, impediva a tutti di avere un rapporto con lei. Ma allo stesso tempo era anche attento a ogni dettaglio del suo lavoro. Così, quando tre anni dopo un mio amico me lo “consigliò” come manager, lo contattai e ci vedemmo. Per sette mesi mi fece da agente. Marco era tenace, gasato, pieno di iniziative. Mi procurò due campagne pubblicitarie”, racconta al settimanale Oggi.

Vera venne quindi invitata a Martina Franca, dove la Berghella ha aperto il resort La Rosa dei 4 venti. “Lei si avvicinò e cominciò a fissarmi in un modo strano. Ebbi la sensazione netta, precisa, che mi stesse studiando. Che stesse cercando le mie debolezze, la via per domarmi e sottomettermi. Mi creda: è uno sguardo che non dimentichi. Io però non abbassai gli occhi. Mi diede un consiglio, che però suonava come un ordine: ‘Devi abbandonare questo lavoro, la tv non fa per te. Se vuoi capire qual è la tua strada devi venire a fare delle sedute qui da me’. Appena seppe che vivevo a Milano, cominciò quasi gridare: ‘È una città sporca, grigia, piena di cornacchie nere che volano e fanno ‘Cra, cra!’. Quando imitò il verso delle cornacchie, mimando pure le ali che sbattono, da un lato mi venne da ridere, dall’altro mi si gelò il sangue”.

Quindi un episodio “strano”:

“Finita la cena, successe una cosa che ci convinse a ‘scappare’. Ormai era buio, sarà stata mezzanotte e Marco ci propose di fare una passeggiata. A un certo punto arrivammo a una piccola cappella appena restaurata. Entrammo dentro, era minuscola, faceva un caldo infernale e c’erano solo due grandi icone appoggiate per terra. Marco ci tenne a farci sapere che era sconsacrata: ‘Per noi è importante che lo sia, abbiamo lasciato solo gli affreschi per ché emanano energia positiva’. Io ebbi una brutta sensazione: ha presente quando ti accorgi che sta per succedere qualcosa di strano e vuoi andartene, ma non ce la fai? Appena uscimmo dalla cappella, Marco piombò sul mio amico, prese una sciarpa blu, di fresco lana, gliela mise al collo e gli disse: ‘Ti voglio tanto bene, credo molto in te, questo è per creare un legame indissolubile tra noi’. E mentre ripeteva questa specie di formula, fece due nodi alla sciarpa e lo tirò verso di sé. Io sono convinta che Marco stesse celebrando un rito: era insieme lento e determinato. E stava facendo una cosa assurda: ad agosto, con quella calura tremenda, tu regali una sciarpa di lana e ti comporti come se io non ci fossi? Ripeto: non era un regalo, era un rito. Ce ne andammo di corsa. A Milano volevamo bruciare questa sciarpa, ma una conoscente del mio amico si oppose: ‘No, non si buttano i regali, la tengo io’. Nel giro di tre anni a questa signora è morto il figlio e pure il marito ha avuto dei guai serissimi. Non so cosa pensare, non voglio dire che ci sia una nesso, però…”.

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