Intervistato dal quotidiano La Stampa, Fabio Volo, in promozione col suo nuovo libro dal titolo Quando tutto inizia, ha indicato le due persone che ritiene siano state fondamentali nella sua formazione. Si tratta di Silvano Agosti e Claudio Cecchetto:

Agosti l’ho conosciuto da ragazzetto, quando lavoravo in panetteria con mio padre a Brescia: non studiavo e lui mi ha spronato a leggere, mi ha consigliato i primi autori, da Herman Hesse a Joseph Conrad a Garcìa Marquez: quei libri mi hanno spalancato un mondo, mi hanno dato il coraggio di partire, di agire, di rischiare. Cecchetto l’ ho incontrato poco dopo, quando cercavo di diventare un cantante. Lui mi ha detto: “Secondo me sei più adatto in radio” e mi ha portato a Deejay. Lì sono stato per un po’ a “fare la pianta grassa”, come diceva lui, a osservare gli altri, a capire come funzionava. Finché non mi ha mandato allo sbaraglio, in diretta. E da lì è partito tutto/blockquote>

Il bresciano classe 1972 ha parlato anche della moglie islandese Johanna Hauksdottir (mamma dei suoi figli di 4 e 2 anni, Sebastian e Gabriel):

Lei è pragmatica, indipendente, libera. Io sono ansioso con i bambini, attaccato alla famiglia di origine. I popoli nordici sono meno legati dalla catena familiare, dei genitori e dei figli. Mia moglie è capace di dirmi “Perché non andiamo a vivere a Los Angeles?” Io rispondo “Ma è lontano”. E lei “Lontano da dove?”. Io penso lontano da casa, dall’ Italia, dalla mamma.

Quindi la riflessione sul fatto che sia un personaggio che divide il pubblico:

In Italia è così, siamo un popolo di tifosi, o sei con me o sei contro di me. Chi mi ama penso lo faccia soprattutto perché sente la mia sincerità. Io sono autentico, poi certo con gli anni è arrivato anche il mestiere. Chi mi detesta spesso non detesta me ma quello che simboleggio: uno che ce l’ ha fatta. Un tempo ci restavo male, poi ho capito che c’ è chi sfoga così le sue frustrazioni. Io non ho tempo di odiare, sono fortunato, faccio quello che amo. Ma un ragazzo che deve costruirsi un’ identità e vede tutte le strade chiuse davanti a sé, trova una scappatoia nell’ esprimersi per opposizione: quando il modo migliore sarebbe trovare una sua strada».

Volo ha menzionato anche Paolo Bonolis:

(…) La stessa reazione capita quando qualcuno posta foto di vacanze o ville pazzesche su Facebook o su Instagram: se è ricco da generazioni nessuno fa una piega, se è Paolo Bonolis lo massacrano. Perchè nel primo caso ci si può scusare con se stessi: “È destino, io non sono nato ricco, per questo non vado alle Maldive”. Nel secondo caso scatta l’ invidia, perchè Bonolis si è fatto da sè. È come se tu che sei riuscito dove loro non riescono togliessi qualcosa a loro.

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