Intervistata da Vanity Fair, Ornella Muti ha parlato anche di sess0. L’attrice ha notato che “sui giornali e in tv si discute solo di cazzo e di fica, di pompini negli armadi del Grande fratello e di ammucchiate, di gente che tira cocaina e va con il transessuale“, cioè “di ciò che più demonizziamo e di cui al tempo stesso non possiamo fare a meno di parlare“:

Sono sempre stata considerata un simbolo sessuale e se vogliamo parlarne onestamente, il dato mi ha strapenalizzato. Essere descritta per anni come una bomba sexy delle conseguenze le ha lasciate. Ha fatto sì che oggi il sesso sia una delle cose che meno desidero al mondo e meno mi appartengono. In fondo, agli uomini non è mai importato nulla di come volessi fare l’amore. Perché se sei una donna, devi fare altro. La concubina, la psicoanalista, la madre, la moglie, l’amante. Gli uomini hanno sempre bisogno di essere i galli più virili del pollaio: “Ce l’hai più lungo, ce l’hai più grosso”. O, peggio, di essere rassicurati: “O mamma mia, con te lo faccio come con nessun altro”. Chi si è occupato di sapere chi fossi? Di capire di che cosa avessi bisogno nella vita? Chi mi ha chiesto: “Francesca, cosa vuoi veramente?”

L’attrice, tra le protagoniste di Sirene, la serie tv in onda su Rai1, si è espressa sulle denunce pubbliche di Asia Argento e Miriana Trevisan che hanno accusato, rispettivamente, Weinstein e Tornatore di averle molestate.

Alla prima, che ha raccontato del suo incontro in albergo, hanno detto: “Vai a cena sola in un hotel con un produttore? Ma tua madre dov’era?”. All’altra anche peggio. Le hanno dato dell’attrice fallita. Una cosa ignobile. Perché, se fosse diventata Sophia Loren invece sarebbe andato bene? Capisce qual è il timore di aprirsi? Se parli, ti si scagliano contro. Racconti e ti dicono: “Che carriera miserabile hai fatto tu, stronza?”.
Ma che significa? Non dovresti essere toccata a prescindere dai successi ottenuti con i tuoi film. “Siete delle donnette, siete delle fallite”. Questo dicono. E vorrei capire dove sarebbe la convenienza di denunciare se questo è il trattamento.

Questo, invece, il giudizio su Fausto Brizzi, regista accusato in tv di aver molestato decine di giovani aspiranti attrici:

Porello. Non so se ha fatto davvero quel che dicono dieci ragazze o se è soltanto un capro espiatorio per scaricarsi la coscienza. Prima di trasformare una persona in un orco, aspettiamo un momento. Calma. Il processo in tv è di un livello bassissimo. Non dovremmo decidere da Barbara D’Urso se uno è colpevole o innocente.

Quindi l’aneddoto per spiegare la fatica che una donna prova nella vita quotidiana:

In autobus, a Roma, quando ero una ragazzina le vecchie popolane mi facevano sedere anche se la vettura era vuota. Avevo capannelli di uomini intorno e per non sentire i maschi che si appoggiavano da dietro, io e le mie amiche ci mettevamo gli assorbenti. Se ti ribellavi, invece, venivi cacciata come una puttana dall’autobus stesso. Era colpa tua anche se si toccavano loro. Si rende conto com’è faticosa la vita di una donna?.

Infine, il riferimento alla figlia Naike Rivelli e alla sua gestione ‘libera’ dei social:

Naike, che è una matta, puoi amarla o meno, ma è una ragazza libera. Mette le sue foto nuda su Instagram? Embè? Sono gli altri a superare la porta di casa sua, a entrare nel suo profilo, a prenderle, a pubblicarle sui social, a insultarla, a dire che è in un modo o in un altro. A giudicarla in maniera cattiva. Io e Naike saremo anche due troie, ma abbiamo messo al mondo due ragazzi puliti. Che non guardano dal buco della serratura, che non si interrogano sul pompino di Cecilia nell’armadio del Grande fratello e non si concentrano soltanto sullo schifo, ma sanno guardare anche al bello. Se insegni a cercarlo, il bello alla fine lo trovi.

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