Marco Carta è il vincitore della settima edizione di Tale e Quale show, il talent show per vip dedicato alle imitazioni, in onda su Rai 1. Il cantante sardo, già vincitore di Amici e del Festival di Sanremo, ha trionfato grazie alle imitazioni di Fausto Leali, Riccardo Cocciante, Bon Jovi, Michele Zarrillo, Seal, Rino Gaetano, Pharrell Williams e Giuliano Sangiorgi.

Intervistato da Vanity Fair, Marco Carta, che oggi ha 32 anni, ha esordito, ricordando il periodo antecedente il trionfo ad Amici che gli cambiò definitivamente la vita. Oggi, il cantante si dice più felice rispetto a prima. Le dichiarazioni:

La vita tranquilla di un ragazzo di 22 anni: lavoro, uscite, cene, discoteca. Una vita incanalata in un mestiere, perché lavoravo già da tempo con i miei. Avevo la testa sulle spalle. Una bella vita, ero molto felice ma mi mancava qualcosa. Ora sono più felice. Avevo fatto per tanti anni il provino ad Amici e mi dava fastidio il non essere preso: pensavo di meritare un’occasione e alla fine il tempo mi ha dato ragione.

Marco Carta, successivamente, ha parlato della sua paura maggiore, ricordando anche l’episodio che l’ha scatenata:

Non mi spaventa invecchiare ma mi spaventa la morte, non esistere più, non lasciare una traccia di me in questo mondo. Mi spaventa non poter dire “io ci sono ancora”. Nel 2006, mio nonno ha avuto un brutto attacco la mattina presto. Ricordo che volevo portarlo a tutti i costi all’ospedale ma lui non ne voleva sapere. Gli ho detto una brutta parola che non dovevo dirgli e me ne sono andato a letto. Poche ore dopo, è morto. Mi sono sentito inadeguato e mi sono sempre pesate quelle parole dette da arrabbiato. Spero che mi abbia perdonato.

Il cantante sardo, infine, ha parlato anche del suo rapporto con le critiche, facendo un piccolo mea culpa per quanto riguarda i primi anni della sua carriera:

All’inizio, mi pesavano molto le critiche. Soffrivo quando leggevo sui giornali dei titoli estrapolati male, delle frasi che non avevo mai detto. Negli anni la stampa mi ha letteralmente ucciso, anche se ammetto che non ero il massimo della simpatia.

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