Un Jovanotti senza filtri è quello che si racconta a Vanity Fair, in una lunga intervista al settimanale, in edicola da domani, mercoledì 8 novembre 2017. Tra ricordi d’infanzia e opinioni sugli avvenimenti più recenti d’attualità, Lorenzo Cherubini ha svelato anche un segreto che riguarda un suo amico, che non aveva mai raccontato a nessuno.

Nell’intervista, infatti, il cantante ha raccontato di quando aveva circa 10 anni e andava a Monterotondo, vicino, Roma, con i genitori, e alcuni amici di famiglia raccontavano prodezze del loro figlio, Alessio:

Era molto più adulto di me e, a detta dei suoi, era un sub provetto. Io me l’immaginavo subito come una specie di Jacques Costeau e fantasticavo su questo lupo di mare (…). Una di quelle domeniche Alessio si manifestò e mi portò nella sua stanza per mostrarmi pesci bellissimi di ogni dimensione, tutti catturati e catalogati da lui, tra cui spiccava la foto di una micidiale murena. Venni a sapere, anni dopo, che era entrato a far parte delle Brigate Rosse partecipando al rapimento di Aldo Moro e al massacro della sua scorta in Via Fani per poi scappare in Nicaragua

L’intervista arriva alla vigilia del lancio del 14esimo album di Lorenzo, “Oh Vita!”, che uscirà il 1 dicembre, a trent’anni di distanza dal suo primo disco, ‘Jovanotti for President’. In lui, molto è cambiato, soprattutto il rapporto con la critica:

Le critiche mi facevano male, ma le assorbivo in modo un po’ cattolico. I cattolici percepiscono il male come qualcosa che prima o poi passerà. Non ho mai pensato che quei giudizi fossero irreversibili e anzi, in qualche maniera mi stimolavano a lavorare sul miglioramento. (…) L’accanimento nei miei confronti ha almeno prodotto qualcosa di buono. Che dopo di me, con gli altri, i commentatori sono stati più attenti. Oggi, quando si affaccia un fenomeno, c’è più cautela. Anche se ti fa schifo e non lo capisci, non dici “questo è un c*glione”. (…) Non mi sentivo un c*glione, ma devo dire che quando rivedo le mie cose degli anni ‘80 o vedo altri artisti diventati poi adulti, nelle loro esibizioni giovanili, provo imbarazzo e penso che tutti, nessuno escluso, erano migliori di me. (…) L’imbarazzo non ha niente a che vedere con la vergogna. Io non mi vergogno di niente. Non vorrei mai cancellare quel pezzo di storia, il mio passato, né far finta che non sia esistito. Soprattutto dei disastri di un debutto. Li osservo con allegria. Perché ho imparato che poche cose sono più importanti di saper ridere di sé

E dice anche la sua sul caso Weinstein:

Se sei in una situazione di grande potere hai più responsabilità rispetto alle scelte degli altri. Tra dieci anni, quando un produttore non inviterà più una ragazza di vent’anni con i pantaloni abbassati in camera sua perché sa che potrebbe andare in galera, un passo avanti sarà stato fatto. Ma il passo più grande si farà quando a far paura a un uomo non sarà la galera, ma l’abitudine alla propria prepotenza

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