Stavolta a Le Iene parlano i registi. La vicenda Weinstein ha preso piede anche in Italia con le denunce di alcune attrici rivolte ad un misterioso personaggio del grande schermo.

Ma se Dino Giarrusso per settimane ha dato la parola alle presunte vittime di molestie, ora i fari si spostano sulla categoria chiamata in causa, tra interviste non concesse, unanimi condanne e una inaspettata accusa all’universo televisivo. E’ il caso di Paolo Virzì, che chiede alla iena di indagare piuttosto sul mondo della tv:

Un argomento così importante andrebbe trattato con delicatezza, con rispetto e non trasformarlo in una cosa voyeuristica, perché poi io stesso morbosamente sono stato attratto dal cercare di sapere. Siamo sicuri che questo è il modo giusto? Mi farei delle domande. Nel cinema non avevo mai sentito dire queste cose, ma invece mi risulta che in televisione, nei casting nelle trasmissioni soprattutto di varietà, sia molto più probabile che avvengano comportamenti impropri. Quindi mi sorprende che una trasmissione Mediaset, se è libera, non rivolga a se stessa.

Restando sul fronte toscano, Giovanni Veronesi ribadisce il suo appoggio ad Asia Argento, che diresse alla fine degli anni novanta in Viola bacia tutti. “Ho difeso Asia perché è una mia amica – dice – mi mise al corrente di questa cosa vent’anni fa. E’ la prova che le violenze non si cancellano mai”. Dura condanna anche da parte di Leonardo Pieraccioni: “Qui non mi sembra una avance da vecchi marpioni. E’ proprio una malattia, una patologia vera e propria”.

Gabriele Muccino fa invece il paragone con l’America, dove è sbarcato per la prima volta nel 2006:

Non so chi sia questa persona e non voglio saperlo, mi dà fastidio l’idea che possa conoscerli o averli frequentati. Non è normale andare a casa del regista a fare un provino. Negli Usa una delle regole era quella di non chiudere l’ufficio quando si incontrava un’attrice. E’ un sistema che già ha sofferto di questo problema. C’è poi anche quell’altro fenomeno, ovvero l’attrice non conosciuta che non ha nulla da perdere e che può inventarsi una storia. C’è anche questa casistica.

Sia Carlo Verdone che Pif invitano le vittime a denunciare le molestie subite e ad uscire allo scoperto. “Questa vicenda porterà molti a darsi una regolata per il futuro – afferma l’attore romano – se confermato è certamente una botta per il cinema. Le ragazze non devono avere paura, bisogna aiutare a rimettere le cose in sesto”. Pierfrancesco Diliberto rincara la dose: “Un messaggio devastante è che se non la dai non lavori, non è così. Il produttore serio ti prende comunque, anche se hai denunciato. E’ chiaro che ti complichi la vita. La libertà ha sempre un prezzo in questo mondo. Vale per la mafia, vale per tutto”.

C’è poi Pupi Avati che parla di certezza dell’esistenza di un fenomeno del genere, ma chiede a Giarrusso di non essere interpellato. “Mi troverei nella condizione di non poter fare nessun nome. Ci sono persone che fanno parte o che hanno fatto parte dell’ambiente in cui vivo e del quale campo. Quindi se mi esime mi fa un grande regalo”.

Luca Miniero, Sidney Sibilia e Massimiliano Bruno confessano di non essere informati in materia, mentre non Nanni Moretti, Fausto Brizzi, Paolo Sorrentino e Giuseppe Tornatore non hanno rilasciato dichiarazioni.

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