Virginio Scotti si è messo a nudo come non mai. Intervistato da Maurizio Costanzo in un’Intervista da record di ascolti, il conduttore ha spiegato com’è nato il suo nome d’arte:

“Virginio era il nome di mio zio che stava molto male e, come ultimo regalo, ha chiesto ai miei di chiamarmi come lui. Io sono affezionato al mio vero nome, forse perché l’ho usato poco. Com’è nato Gerry? Ai tempi uno degli astronauti lo chiamavano così dalla torre di controllo. Così è successo che alle scuole medie i compagni cominciarono a prendermi in giro, chiamandomi Gerry quando giocavamo a pallone. Mia mamma si è offesa sino a quando avevo vent’anni, io mi sono abituato ed è diventato un marchio di fabbrica”.

Da qui agli aneddoti sulla sua nascita ed infanzia il passo è stato brevissimo:

“Sono nato sul tavolo della cucina. Ecco perché mi piace mangiare, è colpa di mia mamma. Ho dei ricordi limpidi di quando abitavamo in campagna, ma mischiati tra di loro. Poi ci siamo trasferiti nella periferia milanese, a Sud. Siamo andati lì perché mio padre lavorava di notte alla rotativa del Corriere. Già da due anni andava avanti e indietro con la moto. Io mi alzavo al mattino e mio padre arrivava a casa. Si faceva trovare pronto per il pranzo di mezzogiorno, poi andava a dormire e ci ritrovavamo a cena. Mia mamma ha fatto il colonnello, il maresciallo, il generale… era molto più
severa del mio papà. Però non è la quantità del tempo che stai coi figli, ma la qualità che fa la differenza”.

Il buon Gerry ha anche dato qualche preoccupazione ai genitori, visto che la sua passione per lo spettacolo gli ha fatto lasciare il posto fisso:

“I miei erano prima offesi per me perché non mi sono laureato. Ho tenuto due esami di giurisprudenza per avvicinarmi per il militare, invece
mi sono innamorato della radio. Volevo iscrivermi ad architettura e fare un lavoro più artistico. Tutta la mia generazione aveva fame, c’era una prateria davanti, c’era da mangiare ma bisognava andare a prendersi il cibo. Già i miei genitori non mi parlavano perché non avevo finito giurisprudenza, ma almeno avevo il posto fisso in una grande agenzia… Ho lasciato anche quello per seguire Cecchetto: quando la vita mi ha consentito di lasciare un lavoro più di routine sono salito sul secondo treno. Lì i miei non mi hanno parlato per due anni. Ci ho messo tanto per fargli capire che nella vita puoi farcela anche senza un pezzo di carta. Più avanti ho provato a reiscrivermi all’università, ma… tra un po’ quelli della terza età mi cercheranno…”.

Scotti ha ricompensato i suoi dei tanti sacrifici e pensieri con un dono speciale:

“Io ho comprato la casa ai miei genitori, so che tanta gente dello spettacolo – come primo pensiero – ha avuto quello di sistemare la mia famiglia. Ho preso una casa di fronte a dove abitavo io. A loro andar via dalla casa del Corriere della sera sembrava un reato, invece li ho convinti. La parola che dico di più ai miei genitori è grazie”.

Oggi il regalo più grande che la vita gli ha fatto resta suo figlio Edoardo:

“Mio figlio è un bravo ragazzo, non mi ha mai dato un grattacapo. Io ne ho dati di più ai miei genitori. Edoardo è la cosa che mi è riuscita meglio nella mia vita. Sono contento che lui sia una persona seria e non sia vissuto da tutti come mio figlio. Gli dico di aspettare per diventare papà, di godersi un po’ la vita (ha solo 25 anni…). E’ più disinvolto di me, io alla sua età non lo ero. Aver vissuto un ambiente internazionale lo ha aiutato… Io sono anche un po’ pedante come papà”.

Edoardo è anche riuscito a gettarsi alle spalle la separazione dei suoi genitori:

“Il matrimonio finito con Patrizia (Grosso, ndr) mi ha dato dolore per la formazione che ho ricevuto. Non ho grandi rapporti con lei, ma preferisco essere sincero nel non averli”.

Oggi Gerry è felicemente legato alla sua compagna, la 50enne Gabriella Perino, e si tiene lontano dal gossip:

“Niente locali alla moda né inaugurazioni. Quando faranno scandalo le trattorie di campagna ne riparliamo”.

In più accetta serenamente il suo peso, un po’ meno le malattie:

“Convivo bene con la mia stazza, serenamente. Io ho un ottimo rapporto con il frigorifero, non faccio razzie… Non ho una psicosi. Sono veramente appassionato di cibo buono, sono convinto che faccia star meglio del cibo cattivo. Sono diventato un brand nell’alimentare, tante aziende mi pagano profumatamente: se dico io che una cosa è buona è vero. Certo, ogni tanto mi ci devo mettere con le diete. Fino ai 50 giocavo a pallone, adesso la mia cartilagine se ne è andata e zoppico come Batistuta. Per il resto sono molto ipocondriaco, non al livello di Verdone… So tutte le mie cosine”.

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