Shia LaBeouf in tribunale: 'insultare un barista è libertà di espressione'

Curiosa difesa legale da parte di Shia LaBeouf.

TORONTO, ON - SEPTEMBER 07: Shia LaBeouf attends the 'Borg/McEnroe' premiere during the 2017 Toronto International Film Festival at Roy Thomson Hall on September 7, 2017 in Toronto, Canada. (Photo by Alberto E. Rodriguez/Getty Images)

A breve al cinema con Borg McEnroe, film che lo vedrà maneggiare la racchetta del leggendario tennista statunitense, Shia LaBeouf è dovuto comparire in tribunale per rispondere alle accuse di un barista, mesi fa attaccato dall'attore in una sala bowling di Los Angeles per delle patatine fritte e un cocktail negato. L'ex divo dei Transformers perse la testa, tanto da inondare il povero David Bernstein con insulti diffamanti (tra i tanti, 'fott*to razzista'). Il barista chiede ora oltre 4 milioni di euro per danni morali.

Shia, mediante il suo legale Briand Wolf, si è difeso dalle accuse sostenendo di aver semplicemente espresso la propria «libertà di espressione», come previsto dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Se non fosse un attore hollywoodiano, sottolinea LaBeouf, il barista non si sarebbe mai appellato ad un tribunale. Il suo obiettivo, rimarca Shia, è quello di spillargli soldi.

Lo stress emotivo causato dall'attacco di LaBeouf avrebbe fortemente frenato il querelante Bernstein, limitandolo anche in ambito lavorativo. Il legale dell'attore, invece, fa notare come lo stesso barista abbia provato a colpire il suo assistiti con una bottiglia di Grey Goose, durante la baruffa. Shia, è la conclusione della difesa, avrebbe espresso semplici 'opinioni', tra le altre cose non violente e/o diffamatorie, tanto da non poter essere in alcun caso definite 'aggressive'.

Fonte: HollywoodReporter

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