Federica Pellegrini: “Matrimonio? Non è ancora il momento di fare un’altra vita”

La decisione di Federica Pellegrini di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 fanno slittare il matrimonio e il desiderio di avere figli

«Ho deciso che parteciperò alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Alla fine ho capito che la sfida è con se stessi e questa scelta l’ho fata per me: non potevo smettere quello che ho fato per una vita e finire con un ricordo così, un quarto posto, una medaglia mancata di pochissimo a Rio. Non volevo chiudere la mia carriera così».

Federica Pellegrini annuncia in un’ intervista esclusiva pubblicata dal settimanale Chi nel numero in edicola da mercoledì 26 aprile, la sua intenzione di continuare a gareggiare fino ai prossimi giochi olimpici, smentendo così le voci di un suo possibile ritiro. Una decisione coraggiosa per l’atleta italiana più medagliata, che comporta scelte precise nella vita privata.

«Una donna sente quando arriva il momento anche per fare dell’altro. Forse ho deciso di spostare tutto in avanti proprio perché quel momento per me non è ancora arrivato, non mi sento pronta a spostare l’attenzione sulla famiglia. Ma io non è che mi sento in ritardo rispetto a una tabella di marcia prestabilita. Forse ho scelto di continuare a nuotare anche perché voglio farlo nel migliore dei modi e la vittoria di dicembre (ai mondiali in vasca corta a Windsor, in Canada, ndr) mi ha aiutato in parte a cancellare quel brutto ricordo. E poi anche perché non mi sento pronta per affrontare altre cose che, in fondo, non vano programmate. Non è ancora il momento di fare un’altra vita»

La nuotatrice ironizza anche sul suo presunto carattere spigoloso.

«Il nuoto non è uno sport maschilista. Se vinci va bene tutto e abbiamo pure gli stessi riconoscimenti, ma in Italia se un uomo vince è un leader e riunisce tutti sotto di sé. Una donna che vince, invece, è stronza, anche per le altre donne. La simpatia, lo ammetto, non è la mia dote più grande. Comunque negli anni mi sono ammorbidita. Ero dura con gli altri come lo ero con me stessa. Non è che mi piace vincere, è che non mi piace perdere. Prima di una gara il mio pensiero non è “entro e vinco”, è “entro e uccido le altre”. Ma è lo stesso anche con i giochi di società. Sono tutti terrorizzati quando giocano con me. Del resto ci vuole un carattere particolare per nuotare. Deve piacerti soffrire in allenamento, deve proprio piacerti. Levando lo stop estivo, qualche giorno a Natale e Capodanno e la settimana dopo le qualificazioni mi alleno più di 300 giorni l’anno, più di otto ore al giorno durante la settimana, mezza giornata al sabato. Ma se fuori vasca mi sento completa, in piscina vado più leggera».

«Ho avuto anch’io i miei momenti bui, quando volevo mollare tutto. Il primo intorno al 2006. Vivevo a Milano, avevo problemi ormonali e mangiavo per il nervoso. E più mangiavo, più mi arrabbiavo con il mondo e più tornavo a mangiare. Ho preso delle decisioni fondamentali, in questo percorso mi sono fatta aiutare da una persona, uscirne da soli non si può. Allora ho messo un punto su tutto. Ho deciso di spostarmi a Verona e dare un taglio a tutto quello che c’era stato prima. Fatto questo ho preso coscienza di me: tutti i tasselli, anche emotivi della mia vita sono tornati a posto. E il dentro ha cominciato ad assomigliare al fuori».

«La seconda volta che ho detto “mollo tutto “ è stato quando è morto Alberto Castagnetti nel 2009. Ero persa, ho pensato: “Adesso entro in un tunnel senza uscita”. Però non ho mollato e penso che lui sarà contento anche se era un cinico».

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