J-Ax a Chef Rubo: “Sei un morto di fama, sparati”. Lite social fra i due

Lo chef ed il rapper se le danno di santa ragione su Twitter, ecco perché.

Botte da orbi tra Chef Rubio e J-Ax su Twitter. Tutto è partito da una provocazione dell’unto e bisunto, in risposta all’intervista del Corriere della Sera in cui Fedez raccontava di aver nascosto una pistola nello zaino all’età di 14 anni: “Io nello zaino c’avevo la pizza bianca, mi madre non me dice quello che devo fa da circa 20 anni, e me vesto come cazzo me pare”, ha scritto lo chef. “E i cazzi tuoi nello zaino non lì tenevi? Sparati Rubio. Basta bullismo su Fedez”, ha risposto il rapper, alzando i toni.

La discussione non si è certo placata, anzi: “Cucciolo mio, perché usi a sproposito il termine “bullismo”? Ah dimenticavo che hai chi ti dice cosa dire #piangoacomando […] E poi te cascano i cojoni quando nella stessa frase trovi bullismo e sparati. Davvero avete un seguito? Se me li affidate me li accollo io”, scrive quindi il primo. “Per essere uno che fa lo “chef” sei proprio un morto di fama. Vieni a mangiare la pizza che siamo a Napoli stasera #pussy […] Quando uno è un figlio di papà con un team di autori che lavora per farti sembrare del popolo ma alla fine sei una #pussy #pussywhipped”, attacca il secondo. Che poi rincara la dose: “A zi ti chiami chef e manco sei uno chef. È come se Alba Parietti si facesse chiamare Al Naturale Parietti #pussy”. Chiosa Rubio: “Ahahahah dai ti prego… dimmi che il ghost sta cacando il cappellino rasta che te portavi perché non ce credo #finitalaganja”.

In realtà tra i due c’è acredine passata. Già qualche mese fa lo chef aveva accusato i due rapper di aver usato impropriamente un murales per il videoclip del brano Assenzio, senza citare o avvertire l’artista Alice Pasquini: “Sarebbe stato meno goffo e più apprezzabile se avessero chiesto l’autorizzazione o quantomeno avvisato l’autrice dell’utilizzo di quest’opera per un video musicale che riprende l’immagine e la storpia con opinabili aggiunte grafiche sui volti delle sorelle, stravolgendone il senso […] Non è la prima volta che l’arte di strada viene usata senza autorizzazione per una operazione commerciale e non sarà l’ultima. Con stima uno che si è dovuto puppare sta cagata di canzone per ricercare il frame icriminato”, aveva detto allora.

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