Linus: "Sono un po' debilitato, a malapena mi rimangono le forze per fare radio"

Il direttore di Radio Deejay sul suo blog racconta la cura a cui si sta sopponendo

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Linus torna a scrivere sul suo blog - dopo aver annunciato lo stop qualche giorno fa - per dare conto del suo stato di salute. Niente di grave, per fortuna, ma il direttore di Radio Deejay si sta sottoponendo ad una terapia (mirata a sconfiggere i dolori al tendine d'Achille operato) che lo costringe a stare 5 ore in ospedale e che lo condiziona fisicamente:

Per radio o su Instagram ho detto che ho l’influenza, la verità è che sono solo un po’ debilitato per una cura che sto seguendo.
Ormai la guarigione del tallone è diventata il mio Sacro Graal, una ricerca che sta tra il mistico, lo scientifico e la stregoneria.
L’ultimo tentativo è una serie di infiltrazioni che dovrebbero aiutare l’osso a riassorbire l’edema che da tempo immemore mi causa tanto dolore. In pratica mi mettono una flebo di una cosa che non mi interessa cosa sia e me ne sto quattro ore abbondanti ad aspettare che scenda.
SEMBRA CATIVA ma in realtà (spero) molto buona.
Spero, perché non so ovviamente se questa ennesima strada porterà finalmente da qualche parte. In più, il dopo non è esattamente una passeggiata.
A malapena mi rimangono le forze per fare la radio al mattino.

Ma Linus non molla, anzi:

Ma tengo duro. Sono un maratoneta, posso correre per quarantadue chilometri senza fermarmi, di cosa posso aver paura?
Succede però che la parte in teoria più fastidiosa, cioè le cinque ore in ospedale, siano alla fine l’aspetto più piacevole.
Me ne sto qui, nella mia stanzetta all’ultimo piano, da solo, nel silenzio più assoluto.
Sotto si vede una scuola, di quelle tipiche del centro di Milano, appoggiata a una vecchia chiesa.
Vengo qui dopo il programma, poco prima dell’una, e per la prima ora non arriva un suono.
Poi comincia la ricreazione e i bambini escono in cortile, e da lì non finiscono più di gridare. Corrono, corrono sempre. I maschi si spingono, le femmine fanno dei capannelli che poi sciolgono e corrono via anche loro. Corrono e gridano.

E così via, perché "pensavo che il tempo non mi sarebbe mai passato, invece vola". Anche perché "ho imparato a muovermi con la flebo appesa alla gruccia". Bene così. E auguri perché la ripresa sia la più veloce possibile.

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