Diletta Leotta: "Sono una ragazza di 25 anni molto fortunata"

Diletta Leotta si racconta a GQ Italia.

E' il volto femminile del calcio più amato dai tifosi di tutte le squadre, soprattutto di Serie B. E proprio i tifosi dei club del campionato cadetto la omaggiano sugli stadi con cori e striscioni che sottolineano la sua bellezza. Parliamo della 25enne catanese Diletta Leotta, conduttrice sportiva Sky. "Sì, li ho letti durante la scorsa stagione. Quando ne ho visto uno perfino in Francia, agli Europei, mi ha fatto un certo effetto. 'Meno Thiago Motta, più Diletta Leotta' c’era scritto, e non posso dire che non mi abbia divertita" spiega divertita la giornalista in un'intervista rilasciata a GQ Italia.

"Una ragazza di 25 anni molto fortunata": è così che si definisce la bionda presentatrice di Sky Sport. Nell'ultimo anno le sue quotazioni sono alle stelle e si parla, soprattutto sui social, di una vera e propria "Diletta-mania". Lei però resta umile:

È vero, nell'ultimo anno qualcosa è cambiato e mi sono accadute molte cose positive. Avverto un entusiasmo e un riscontro reali. Qualcuno mi ama, altri mi apprezzano, altri ancora mi odiano. Non resto indifferente comunque, arrivo alla gente. Sono in marcia e lavoro da quando ho 14 anni.

Diletta non crede che l'affetto e il riconoscimento derivino solo dalla sua bellezza:

Non credo si tratti soltanto di quello. Se fosse così, l’effetto sarebbe diverso. Penso che oltre alla bellezza arrivi qualcosa di più. Se mi sento bella? Credo di essere una ragazza piacevole.

Così come le foto postate sui social, che fanno incetta di likes e commenti, non sono dovute ad esibizionismo:

Non mi pare. Più che esibizionismo, mi sembra voglia di comunicare con gli altri. Mostro momenti più intimi e personali, meno ufficiali, creo un rapporto con chi mi segue. Se rispondo? Non a tutti, chiaramente, ma qualche volta rispondo, perché interagire mi piace. Se ci sono persone molto carine che ti manifestano affetto, perché chiudersi? È un modo di essere vicini al pubblico.

Non si sente affatto un oggetto del desiderio ("Mai. Sono sempre io. Diletta Leotta, la ragazza di Catania che ha iniziato a lavorare presto") e tiene alle radici e agli insegnamenti impartiti dalla famiglia:

Una famiglia allargata. Mio padre e mia madre erano sposati. Lui aveva una figlia, lei tre figli. Si sono incontrati, innamorati e sono nata io. Che mi ritrovo con quattro fratelli. Una tribù. Ci amiamo. I miei sono stati intelligenti e hanno favorito un rapporto bellissimo, senza diaspore, litigi o incomprensioni, tentando un’impresa che nella Sicilia di trent’anni fa non era semplicissima. Abbiamo una famiglia enorme e si respira un’armonia totale. Siamo sempre stati molto vicini, a volte anche troppo. Genitori presenti? Grandi organizzatori di viaggi. Mi ricordo certe comitive da trenta persone all’assalto della montagna. Trenta siciliani in rotta verso Corvara. Cose apocalittiche.

Il padre avvocato avrebbe voluto per lei la stessa carriera:

Se fossi rimasta a Catania, avrei fatto il suo mestiere. Papà voleva che mi laureassi a ogni costo. «Scegli, puoi studiare Medicina, Ingegneria o Giurisprudenza». Io sognavo una facoltà artistica: «Scordatelo», disse. Così scelsi Giurisprudenza.

Poi l'arrivo a Sky, dove inizialmente leggeva previsioni del tempo..

Agli inizi di Sky, quando con un contratto di tre mesi mi trasferii a Roma. Rispetto al caos di Catania, soprattutto quando cucinavo e mi trovavo in casa da sola sentivo il rumore assordante del silenzio. Avevo studiato previsioni e carte sinottiche e alla prima diretta mi cambiarono tutto il copione. Uscii dallo studio che mi tremavano le gambe: «Ma veramente devo fare questa cosa? L’inizio è stato un esame continuo. Oggi mi sento più tranquilla. Le occasioni che mi sono capitate e mi sembravano da cogliere al volo le ho sfruttate. Non ho mai detto: «No, questo non lo faccio».

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