Renée Zellweger, lettera aperta sulla chirurgia: non mi sono rifatta

Renée Zellweger scrive di suo pugno un lungo articolo sull'Huffington Post per dire basta ai rumor che la vorrebbero rifatta.

BEVERLY HILLS, CA - AUGUST 04:  Actress Renée Zellweger speaks onstage at the Hollywood Foreign Press Association's Grants Banquet at the Beverly Wilshire Four Seasons Hotel on August 4, 2016 in Beverly Hills, California.  (Photo by Kevin Winter/Getty Images)

A breve di nuovo in sala con Bridget Jones, 3° capitolo della saga da metà settembre al cinema, Renée Zellweger ha deciso di rompere il silenzio in cui da almeno un anno si era trincerata nei confronti dell'argomento 'chirurgia'.

Il web, impietoso, ha più volte attaccato l'attrice per dei presunti ritocchini che l'avrebbero stravolta, con la diretta interessata quest'oggi intervenuta a piedi uniti con un lungo articolo scritto di suo pugno sull'Huffington Post.

'Io sono una persona fortunata. Il fatto d'aver potuto scegliere una vita improntata alla creatività, e avuto l'opportunità di svolgere un lavoro in grado di darmi soddisfazione e a volte pregno di significato, vuol dire che la mia è a tutti gli effetti un'esistenza fortunata, in nome della quale mi sento disposta a pagare il prezzo di tutte le connesse difficoltà che una vita pubblica porta con sé. A volte tutto ciò significa rassegnarsi all'umiliazione, altre volte invece rendersi conto del fatto che il silenzio non fa che alimentare un problema più grande'.

Premesse doverose, e pacate, per poi esplodere.

'Nell'ottobre del 2014 un articolo pubblicato da un tabloid sosteneva che io fossi probabilmente ricorsa alla chirurgia estetica per modificare l'aspetto dei miei occhi. Ma della cosa non m'importava; si trattava solo dell'ennesima storia nel gigantesco mucchio di oscenità sfornato quotidianamente dalla stampa scandalistica, e alimentato da titoli scorretti e da quella gente che esercita la propria crudeltà vigliacca dall'anonimato dei pulpiti internettiani. Se oggi mi ritrovo qui a scrivere non è in nome del bullismo di cui sono stata pubblicamente oggetto, né perché il valore del mio lavoro sia stato messo in dubbio da un critico la cui rappresentazione ideale di un personaggio fittizio concepito sedici anni fa, del quale sente d'esser proprietario, io non mi troverei più a incarnare'.

E allora perché, Renee, ha quest'oggi deciso di vuotare il sacco?

'Sto scrivendo per esser giusta nei miei confronti, perché voglio fare delle considerazioni sulle verità della mia vita, e perché assistere alla trasmutazione della spazzatura da tabloid da mera speculazione a verità è un fenomeno profondamente inquietante. La storiella da tabloid sulla "chirurgia estetica agli occhi" di per sé non contava nulla, ma è diventata il trampolino che ha fatto sì che venissi successivamente menzionata all'interno di articoli seri che parlavano dell'accettazione di se stessi e delle donne che cedono alla pressione sociale che impone di loro di avere un determinato aspetto e d'invecchiare in un determinato modo. Per come la vedo io, il fatto che le speculazioni di un tabloid assurgano a oggetto d'attenzione da parte del giornalismo mainstream, invece, conta eccome'.

Un vero e proprio attacco diretto ad un certo tipo di stampa, in conclusione, che ha cavalcato un rumor per tramutarlo in 'notizia'.

'Non che la cosa riguardi nessuno, ma io non ho mai preso la decisione d'alterare il mio volto e di sottopormi a un'operazione chirurgica agli occhi. Il fatto in sé non riveste alcuna reale importanza proprio per nessuno, ma che quell'eventualità sia stata discussa fra rispettati giornalisti, e che sia diventata tema di dibattito pubblico è una sconcertate dimostrazione dello stato di confusione in cui versa il mondo dell'informazione e dell'intrattenimento, e dell'ossessione della società per il fisico'.

Un'ossessione malata, fa capire la Zellweger, e da 'fermare'.

'È troppo magra, troppo grassa, l'età comincia a farsi vedere, stava meglio quand'era mora, ha la cellulite, s'è rifatta, segni di calvizie, quella è ciccia o è incinta? Orrende quelle scarpe, ha dei piedi orrendi, un sorriso orrendo, delle mani orrende, orrendo il vestito, una risata orrenda; questo è il materiale con cui si costruiscono i titoli che evidenziano le variabili a cui si attribuisce implicitamente il compito di determinare il valore di una persona, fungendo da rigidi parametri all'interno dei quali ciascuno di noi è chiamato ad esistere per poter esser considerato socialmente accettabile e professionalmente spendibile, nonché per scampare al doloroso dileggio. Il messaggio che ne deriva risulta problematico per le generazioni più giovani e per le personalità più impressionabili, e non c'è dubbio sul fatto che vada a sua volta a scatenare una miriade di problemi che riguardano la conformità, il pregiudizio, l'eguaglianza, l'accettazione di sé, il bullismo e la salute'.

Fonte: Huffington

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