Ilaria D'Amico: "Con Buffon colpo di fulmine. Pensavo che una storia con lui fosse impossibile"

La giornalista di Sky, pronta al ritorno in video per gli Europei 2016, racconta anche di quando pur di andare in discoteca a ballare addormentò la madre con un sonnifero...

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Ho tollerato porcate di tutti i tipi, da persone che non facevano parte dei miei affetti. Ma se proprio da quegli affetti mi arriva una coltellata alle spalle, non lo dimentico. Se invece sbagli, ti abbraccio. Perché sbagliamo tutti. E perché è molto meglio essere autorevoli che autoritari.

È lo sfogo di Ilaria D'Amico in una lunga intervista concessa a Vanity Fair, alla vigilia del suo ritorno in video su Sky per gli Europei di calcio dopo 6 mesi di lontananza per la nascita di Leopoldo Mattia, il bambino frutto della sua chiacchierata storia d'amore con Gigi Buffon.

La giornalista ha raccontato alcuni aneddoti della sua adolescenza, quando "mi piaceva stare in mezzo alla gente, alle feste in discoteca, e discoteca per mia madre significava una cosa sola: droga, aghi, cocaina, dissoluzione. La cocaina c’era, ma con me avrebbe potuto star tranquilla":

Sa come mi soprannominavano le amiche? Digos. Ero la rompipalle che finiva per controllare gli altri. Non so se sia stata paura che qualcuno potesse approfittarsene o timore di non essere più padrona di me stessa. Ma alle feste mi fermavo al secondo bicchiere di vino e non ho mai avuto voglia di andare oltre. Poi magari ballavo fino alle 6 del mattino, ma lucida. Senza veleni.

Tra gli episodi più spassosi tra quelli rievocati c'è senza dubbio il seguente:

Mia madre non voleva farmi andare in discoteca e così mi feci consigliare da un amico che studiava Farmacia il sonnifero giusto da mettere nel vino, una sera, per addormentare lei e il suo compagno. Dormirono fino a quando, sospettando di aver sbagliato il dosaggio e di averla combinata più grossa del previsto, non li svegliai io tornando a casa.

Dopo aver definito il rapporto con la madre "totale, pur nel rispetto delle nostre indipendenze" e quello col padre "non idilliaco, ora non c’è più, non c’è più stato modo di chiarirsi", la D'amico ha risposto alle domande sulla relazione con il capitano della Nazionale e della Juventus:

Qualcuno pensava che la storia d’amore con fosse improbabile? Me lo sono detta anch’io: “È impossibile”. Subivo lo stereotipo del calciatore. Un po’ per preconcetto, un po’ perché a volte i calciatori ci mettono del loro. Gigi per me era una commistione indefinita tra il campione di cui conoscevo le gesta e l’immaturo, se non il fascista che una volta, a Parma, aveva indossato una maglietta con la scritta “Boia chi molla”. Con certi eroi nazionalpopolari capita sempre così. La caz*ata che fai da ragazzo nel tempo assume una dimensione che, soprattutto se sei riservato e non ti racconti, tende a farti rimanere sempre uguale nel corso degli anni.

Ed invece di Buffon dopo la famosa cena alla Onlus ha scoperto "la tenerezza, la curiosità, il bellissimo mondo di un uomo leale che ha un animo stupendo e che nella sua vita ha avuto tante gioie, ma ha anche molto sofferto". L'innamoramento è stato immediato:

Colpo di fulmine. Prima di quella sera ci eravamo spediti tre sms in 15 anni. Una volta lo avevo ringraziato per essere venuto a dire la sua verità sul famoso gol-non gol di Muntari che aveva negato un probabile scudetto al Milan. Gli chiesi se avesse visto la palla dentro e lui rispose che no, ma che se anche l’avesse vista non sarebbe andato dall’arbitro a dargli una mano. Un putiferio, tutti maestrini: “Il capitano della Nazionale non può mentire”. “L’ipocrisia dominante mi fa orrore”, gli scrissi. Finì lì.

Poi la corrispondenza via sms si è fatta più fitta. Quindi l'inizio della storia, tenuta segreta:

La clandestinità della storia è durata pochissimo, neanche tre mesi. Entrambi vivevamo una profonda crisi. Ci siamo incontrati in un momento emotivo simile, e ci siamo trovati.

Infine, a proposito del secondo figlio, la D'Amico, già mamma di Pietro, nato dalla relazione con Rocco Attisani:

Col secondo è tutto diverso: sei già salita sul ring, e sai che non andrai al tappeto. Io sono stata nel letto di mia madre fino a undici anni, e quando è nato Pietro mi sono detta: “Non commetterò lo stesso errore, nel mio letto non lo faccio finire”. Mi alzavo ogni notte, a ogni pianto, ero distrutta. E finivo per dormire accanto a lui, stretta stretta. Siccome è simpaticissimo, un vero figlio ’e ’ndrocchia, sono riuscita a non detestarlo anche se non dormire è una tortura. Leo invece è finto. Non piange mai.

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