Renato Zero: "I miei genitori sono stati meravigliosi e non mi hanno mai contestato"

Il cantante, intervistato dal settimanale Grazia, parla anche di famiglia.

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Catherine Spaak, in esclusiva per il settimanale Grazia, ha intervistato Renato Zero alla vigilia di tre concerti evento che si terranno i primi di giugno all'Arena di Verona. Si parla della sua carriera, quindi, ma anche del suo privato, della sua famiglia, della sua infanzia. E Renato condivide un dolce ricordo dei suoi genitori, che non gli hanno mai fatto pesare le sue stravaganze:

«Sono stati meravigliosi e non mi hanno mai contestato. Mio padre era poliziotto, mia madre infermiera e mi hanno sempre dato la possibilità di essere me stesso. Bisogna avere della radici ben piantate altrimenti con il primo vento vacilli e perdi l’equilibrio».

Non ha, però, belle parole solo per i suoi genitori. C'è anche l'indimenticata nonna Renata, che ha un posto speciale nel suo cuore:

«Mi guardo spesso dentro e sento la presenza di quelle personalità appena citate. Mia nonna Renata, che aveva i baffi - allora la ceretta era un sogno - mi dava lezioni sul rispetto, la complicità, la tolleranza e mi ha fatto entrare nel magico mondo della conoscenza degli anziani».

Oggi la sua famiglia sono però Roberto Anselmi, la sua ex guardia del corpo adottata nel 2013, con le sue due bambine, che gli danno la gioia di poter fare il nonno:

«Sono sempre stato portato a prediligere le persone sfortunate. Roberto aveva perso i genitori e ho sentito che era giusto potergli dare un supporto morale, poi diventato anche istituzionale. L’adozione è avvenuta dopo un po’ di tempo, quando aveva 30 anni ed eravamo consapevoli e pronti ad affrontare quella nuova condizione.
Mi aveva colpito molto il modo in cui si era avvicinato a mia madre, frequentando la mia famiglia: era poetico, tenero e fra loro è nata una grande complicità. Roberto è diventato padre di due bambine, completando il mosaico che desideravo comporre intimamente: essere nonno è un’emozione che non volevo perdermi».

Infine spiega che per lui, nonostante il suo essere da sempre un anticonformista e uno poco rispettoso delle regole, la famiglia è sempre stata un punto di riferimento importantissimo:

«La parola famiglia mi fa pensare a una grande stazione ferroviaria dove ci si urta, ci si chiede scusa, si domanda un’informazione, ci si saluta da un binario all’altro. La famiglia è la base ideale per sviluppare la propria personalità, per migliorarsi e per sconfiggere la solitudine. Quando si perdono i genitori, o i fratelli, ci si sente impoveriti e si rischia di entrare in depressione, soprattutto se si ha avuto una bella famiglia. Quando hai fatto tua quella positività e sono tue per sempre quelle radici, nessun’altra cosa è più potente e profondamente dentro di te. Queste certezze devi trasmetterle a tua volta»

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