Giacobbe Fragomeni: "Cercavo lo sballo per evitare mio padre e la vita, stavo per suicidarmi"

Giacobbe Fragomeni racconta il suo passato fra collegio, droghe, una famiglia difficile ed il riscatto.

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Chi è Giacobbe Fragomeni, l'ultimo vincitore de L'isola dei famosi? Il pugile ed ex campione del mondo cerca di descriversi sulle pagine di Chi: "Un ragazzo nato ai margini di Milano. Ultimo dopo due sorelle. La maggiore, Letizia Maria, è morta per overdose, l'altra è fuggita di casa. Mio padre era alcolizzato, di giorno lavorava in fabbrica e la sera mi riempiva di mazzate mentre alternava un bicchiere di vino a una cinghiata. Mia mamma si è ammalata col tempo. Ero un ragazzo in fuga. Ero solo [...] Se fossi stato il primogenito, se fossi nato per primo avrei salvato mio padre Nicola e mia sorella Letizia Maria. Purtroppo sono arrivato troppo tardi nella mia famiglia".

Giacobbe ricorda i giorni passati in collegio: "Prima a Milano, poi vicino al Lago di Garda. Durante il fine settimana soffrivo per l'abbandono. I miei amici nel weekend tornavano a casa, io non potevo perché i miei genitori non avevano i soldi per la benzina per venirmi a prendere, così rimanevo solo. Dopo il collegio cercavo una via di fuga, lontano dalle legnate di mio padre. I miei amici mi dicevano: 'Fatti una canna, viaggi con la testa e non ci pensi'. Vivevo per strada. Avevo paura di tornare a casa. Dopo le canne, però, le paure sono aumentate. È arrivata la depressione che non sapevo curare né con i medici né con i farmaci. Così ho scelto di passare di droga in droga. Cercavo lo sballo più forte per non pensare. Per evitare mio padre, per evitare la vita. Ho iniziato a distruggermi. Prendevo Lsd, cocaina e poi, per fortuna, l'eroina".

"Per fortuna?", chiede Gabriele Parpiglia. "L'eroina era la droga, diciamo così, 'migliore' per me. Mia sorella stava male, era tossicodipendente a livelli assurdi. Io volevo farla finita prima di lei. Sapevo che sarebbe morta prima o poi. Era un pomeriggio. Prima mi sono fatto un acido, poi una 'siringa'. Mi sono massacrato. Sono andato in stazione e ho pensato: 'Ora mi ammazzo'. Non ce l’ho fatta. Poi mia sorella è morta, mio padre dopo poco se n’è andato e mia madre lo ha seguito. Io ero rimasto con le droghe e con l’eroina come 'medicina' [...] Sono ancora vivo e posso parlare, lottare, amare. Ma sarei potuto morire quel giorno, se mi fossi spinto pochi metri in avanti con il mio corpo. Ero in stazione, il treno stava per passare e io volevo farmi travolgere".

Come ne è uscito? "Mi sono detto: 'Se trovo un lavoro serio, smetto'. Caricavo legname sui camion. Ero grasso, ma ero forte. Mi hanno assunto e mi hanno dato uno stipendio. Ma continuavo a sputtanarlo in droghe. Poi è arrivato un lavoro in cantiere con regolare con tratto, come asfaltista. Da quel momento ho smesso. Volevo dimagrire e liberare il mio corpo dalle droghe. Fare a pugni era qualcosa che avevo imparato per strada. Così ho pensato: proviamoci. Sono arrivato in palestra e ho detto al maestro: 'Voglio combattere'. Si chiamava Ottavio Tazzi, una leggenda della boxe. Mi ha risposto: 'Sei troppo grasso'. Ho perso 30 chili e ho cominciato»

Quindi il riscatto: "Lavoravo di giorno, mi allenavo di notte ed ero bravo. Ho iniziato i primi combattimenti e non mi sono più fermato. Da dilettante sono diventato campione d'Italia, poi Medaglia d'oro agli Europei e ho avuto tanti altri riconoscimenti. Da dilettante sono passato a professionista. Non me l’aspettavo. Credevo nel pugilato, ma non credevo di farcela. La vita era stata troppo ingiusta con me. Da professionista sono diventato campione del mondo. Io, Giacobbe Fragomeni che stavo per suicidarmi: campione del mondo".

A ottobre vuole tornare a combattere: "Ho già rimesso i guantoni e le mani viaggiano nonostante i 18 chili in meno. Picchio che è una bellezza".

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