Mara Maionchi e Alberto Salerno festeggiano 40 anni di matrimonio tra amore, liti e tradimenti

Mara Maionchi e suo marito intervistati da Gente in occasione dell'uscita della loro autobiografia e dei 40 anni di matrimonio.

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Mara Maionchi e Alberto Salerno festeggiano i 40 anni di matrimonio e lo fanno con un'autobiografia scritta a due mani, Il primo anno va male, tutti gli altri sempre peggio, in cui raccontano il loro lungo rapporto, fatto di amore, discussioni, tradimenti, perdoni e tanta musica. Un rapporto che Mara, con la schiettezza a cui ci ha abituato, riassume in una riga:

A dicembre festeggeremo quarant’anni che ci mandiamo a c...re con tanto amore.

Poi, però, si lascia andare a un racconto più dettagliato, di quando si sono conosciuti e poi innamorati:

Ci conoscemmo alla casa discografica Ariston Records di Milano. Io avevo 25 anni e lavoravo all’ufficio stampa, lui cominciava a bazzicare gli studi come giovanissimo autore e di anni ne aveva 16. Mica iniziammo a frequentarci subito... Conoscevo suo padre, trovavo questo ragazzo carino. Ma, insomma, morta lì. Ci sposammo dieci anni dopo il nostro primo incontro. Ognuno aveva avuto le sue storie. Io sono sempre stata modesta, sentimentalmente parlando. Ho avuto due uomini primadel Salerno: Augusto, che faceva l’attore, e Claudio. Insomma, passano gli anni e lui mi invita a fare un weekend insieme. Tentennavo: pensavo che se fossi partita, sarebbe successo qualcosa. E non sapevo se ero pronta.

Le perplessità per la differenza d'età e l'insicurezza della Maionchi vengono presto spazzate via grazie ai tarocchi fatti da un'amica:

La mia amica Silvana, che si dilettava con tarocchi e oroscopi, per ridere mi chiese la data di nascita di Alberto. “È lui l’uomo giusto. Parti!”, mi disse dopo un giro di arcani maggiori. “Come è lui? Ma va là”. E invece ha avuto ragione. A volte, il destino... Era appena morto mio padre. Il suo dispiacere era vedermi senza fidanzato, e avevo già 35 anni. Due mesi dopo ricevetti l’invito di Alberto.

A parlare è poi Alberto Salerno, per il quale la differenza d'età non è mai stata un problema:

Io avevo 26 anni, ed ero pronto a formare una famiglia. Le chiesi: “Ti andrebbe di sposarmi?”. Lei rispose sì. Ma io avevo solo usato il condizionale....

Prima del matrimonio, però, passa ancora un po' di tempo, come racconta Mara:

Io vivevo con i miei genitori, lui con sua mamma Giuliana [il padre era morto nel 1967, ndr]. In quegli anni stavo cercando di lanciare Gianna Nannini: che caratteraccio che aveva, quante litigate! Però ci volevamo bene. Ti ricordi Alberto? La Gianna ci prestava anche la casa. Era un appartamentino in zona Colonne di San Lorenzo, ancora oggi lei lo racconta....

Il matrimonio arriva nel dicembre del 1976, in comune, con pochi invitati e pochi regali, tra cui quello della Nannini:

Mia mamma non venne: “Sai, i matrimoni mi fanno tristezza”. E aveva ragione. Regali pochi: Gianna ci donò un servizio di piatti Wedgwood e il suo papà, pasticciere di storica tradizione, ci preparò la torta nuziale
che stranamente, conoscendo la Nannini, arrivò intatta a destinazione.

Dopo le nozze e la nascita delle due figlie, la Maionchi torna al suo lavoro, mentre Salerno sta a casa a fare il "mammo":

Potendo lui lavorare da casa, gestiva le figlie. Io, dopo l’arrivo di Camilla, ero tornata a bomba sul lavoro, stavolta alla Fonit Cetra. Lui era quello che badava alla quotidianità. La stoccata la diede Giulia nel primo tema. Scrisse: “La mamma lavora, il papà sta a casa e non fa niente”.

In tanti anni di matrimonio non sono state tutte rose e fiori: litigi, valigie fatte e disfatte, e anche qualche tradimento di lui, come rivela Mara ("Di storie lunghe non ne ha avute, di brevi invece sì..."), che ha saputo perdonare e andare avanti:

È difficile che un uomo non abbia qualche pulsione dettata dalla curiosità. E qui la bellezza dell’altra non c’entra niente, c’è invece il brivido dell’avventura.

A chiudere il racconto di questa vita insieme, infine, è proprio Salerno, con tenere parole:

Mara è ammaliatrice nel suo modo di dirti in faccia quello che pensa e nel senso di protezione che ha verso le persone cui tiene. Io sono quello delle tenerezze, quello che le prende la mano, anche quando siamo a cena con tante persone.

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