Sul numero di Diva e donna di questa settimana, c’è una intensa intervista alla meravigliosa Donatella Rettore, artista poliedrica e molto amata dal suo pubblico. Si spazia dalla carriera all’amore, fino ai problemi più personali e intimi, come quelli di salute (la cantante soffre di talassemia, ndr) e quello legato al dolore di non essere diventata madre. Donatella racconta anche qualcosa sul suo matrimonio con Claudio Rego, al suo fianco da oltre 40 anni, nella vita e nella professione (lui è coautore di tutte le sue canzoni). Un matrimonio contratto solo nel 2005, dopo una lunga convivenza, come spiega la Rettore:

Sono sempre stata contro il matrimonio come istituzione: più ci si ingabbia in essa e più è facile che venga la voglia di trasgredire. Ma mi sono sposata per disperazione: sono figlia unica, i miei genitori sono morti e in Italia c’è un’estrema difficoltà per le coppie, anche etero, che desiderano adottare un bambino. Se non sei sposato è ancora più arduo.

Il desiderio di diventare madre, da sempre forte, non è però diventato realtà, né naturalmente, né tramite l’adozione:

Claudio e io, benché non vi fosse in entrambi alcun impedimento biologico, abbiamo provato ad avere un bimbo, ma non è arrivato, forse per la mia condizione di stress. Nessuna cura aveva funzionato. Neppure sposarmi, però, è servito a sbloccare la situazione. Siamo finiti nelle lungaggini e nei severi vagli che governano le adozioni. Se va tutto bene, dopo una lunga attesa, ti arriva un figlio che ha già 12 anni, quindi con un carattere già strutturato, in un’età complessa come quella dell’adolescenza.

La cantautrice, quindi, esprime tutto il suo disappunto – a ragione – per una situazione sempre più difficile nel nostro Paese per chi vuole diventare genitore:

Mi chiedono sempre cosa penso dell’adozione per le coppie gay, ma la verità è che bisogna renderla più facile anche per le coppie etero.

Però, lei, dice la sua anche sulle adozioni delle coppie omosessuali, tanto criticate negli ultimi tempi:

Se avessi una compagna e adottassi un bambino, potrei essere lo stesso un’ottima madre. Mi domando: è meglio che un bimbo rimanga solo in un istituto o che si ritrovi comunque nel calore di una famiglia? Il focolare non dipende dal sesso dei genitori, ma dall’amore che si è in grado di dare.

Anche se la Rettore non è riuscita ad avere un bambino, si sente comunque ‘mamma’ dei suoi amatissimi cani, che fanno parte a tutti gli effetti della sua famiglia:

Non essere madre è un rimpanto. Ma Claudio e io siamo comunque dei grandi genitori per i nostri due cani. Siamo appena rientrati dalla Romagna, dove il nostro Orso ha trovato una fidanzata: spero che arrivi presto una bella cucciolata. Dobbiamo attendere una ventina di giorni.

Lei, così, diventerebbe un po’ “nonna”.

Foto di Corrado Ferrante Ufficio Stampa

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