Anche Rocco Siffredi stava per cedere alle lusinghe del posto fisso. Lo ha rivelato in una lunga intervista a Il Fatto Quotidiano:

“Prima di fare il pornodivo potevo diventare un impiegato. Per avere il posto fisso alla Sip ho passato notti e notti a studiare: ‘Se hai i voti alti tuo zio ti fa entrare nella società dei telefoni’. Poi ottieni il diploma, ma lo zio si diede, scappò ed evaporò con le sue promesse. Un lavoro dovevo pur farlo, il sesso mi piaceva e sono stato con più di 5.000 donne. Affermarmi nel porno era l’obiettivo della mia vita e quindi riuscirci mi ha reso felice”.

Rocco ha ammesso di aver vissuto l’infanzia all’insegna del proibizionismo e l’adolescenza sulla via della trasgressione:

“Mio padre da giovane faceva il cantoniere. Entrava nelle case e con la scusa del lavoro circuiva tutte le vedove della zona. Dopo un’infanzia a base di divieti e proibizioni, in tarda età, mio padre mi parlò di sesso in assoluta libertà. Gli davo consigli in tema. Ero diventato il suo sessuologo. L’ironia è stata fondamentale. Nonostante il dottor Olivaris mi dicesse sempre ‘Ti sei votato al porno, farai una vita da dannato’, non ho mai toccato un antidepressivo in 51 anni”.

Questa passione è nata grazie ai ‘giornaletti’ raccattati ovunque:

“Da adolescente trovavo sul ciglio della strada i giornali porno buttati dai camionisti. Strappavo le pagine sopravvissute all’uso e le portavo nello scantinato di casa mia per sfogare la fantasia. Avevo 13 anni. A 16 ho chiesto a mio fratello che lavorava in Francia se conosceva qualcuno nell’ambiente, a 20 ho iniziato. Conobbi Gabriel Pontello, l’eroe dei miei fotoromanzi erotici preferiti. Me lo presentò Denise, una matura parigina a cui avevo chiesto di portarmi in un locale di scambisti. All’epoca, con lo spettro dell’HIV ancora lontano, da Aznavour a Depardieu le star ci venivano in allegria. I single non li facevano entrare, così venni utilizzato per qualche mese come scaldacoppie e gettato tra i divani completamente nudo per stimolare l’atmosfera”.

Da lì al primo set con la pornostar Platinette il passo è stato brevissimo, anche se inizialmente il pornoattore ammette di aver avuto problemi di ‘durata’, presto superati. Nel suo caso sono state le dimensioni a regalargli il grande successo e a procurargli delle inimicizie:

“Le attrici volevano farmi fallire e i colleghi americani telefonavano ai produttori spacciandosi per me, dicendo che avevo trasmesso l’Aids a mia moglie e ai miei figli e che mi volevo suicidare”.

Oggi Siffredi, reduce dal successo all’Isola dei famosi tra il grande pubblico, ha raggiunto la maturità professionale aprendo un’Academy del porno per cercare nuove leve. La stessa La5 sta per trasmettere un reality, Casa Siffredi, dedicato alla sua vita, e il suo figlio minore, altrettanto dotato, vuole seguire le sue orme. Eppure l’attore ha ancora un rimpianto:

“Nonostante io non possa vivere senza sesso, ancora oggi so di avere qualche senso di colpa nei confronti di mia moglie Rosza, una donna molto intelligente che non è mai stata gelosa del set”.

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