Lamberto Sposini, Carolyn Smith: "Persona meravigliosa che ha ancora tanto da comunicare al suo pubblico"

La lenta riabilitazione di Lamberto Sposini dopo l'ictus di quattro anni fa

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Sono passati quattro anni, ormai, da quando Lamberto Sposini fu colpito da un’emorragia celebrale durante una puntata della Vita in diretta, condotta con Mara Venier. Il giornalista sta affrontando, con non molte difficoltà, un percorso di riabilitazione sostenuto dall'affetto dell'ex moglie Sabina Donadio, dalle figlie Francesca e Matilde, degli amici più cari, il medico, Giulio Maira, che, gli ha salvato la vita e i fan che lo seguono su Instagram.

Il settimanale Top ha raccolto anche le dichiarazioni di Carolyn Smith, per anni, in giuria con il mezzobusto Rai, a Ballando con le stelle:

Lamberto è una persona fondamentale nella mia vita, sento la sua mancanza in giuria. Non voglio commentare la vicenda se non sottolineare che Lamberto, mio amico e collega, rimane sempre nel mio cuore. Da quel giorno purtroppo famoso non l’ho più abbandonato. E’ un ricordo non piacevole, essendo stata presente in quello studio, in quel giorno e in quel momento. Gli sono molto vicina e spesso vado a trovarlo a casa. E’ una persona meravigliosa che ha ancora tanto da dare, dire e comunicare al suo grande pubblico. Non lo abbandoneremo mai!

Il dottor Alberto Giachero, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore di AfasiaLab nell’ambito della Fondazione Carlo Molo Onlus di Torino, un centro di riabilitazione neuro-cognitiva del paziente afasico, ha illustrato l'iter da seguire per ritornare in piena forma:

Chi soffre di afasia non riesce ad agganciare le parole, la loro produzione e talvolta anche la loro comprensione. Prendiamo il caso di un paziente lucido, ma non riesce ad articolare i nomi, come sembrerebbe la situazione di Sposini. La persona sente ‘fiore’, sa benissimo cos’è, ma non riesce a formulare e trasmettere il vocabolo. E’ una condizione drammatica per chi la vive: i soggetti non sono né sordi né muti, sanno perfettamente cosa vorrebbero dire, ma non possono farlo. Nel nostro laboratorio sperimentale, riuniamo tre o quattro persone due volte a settimana per un’ora e mezza. In un primo momento vengono messi di fronte a uno schermo che proietta in 3D degli scenari tipici della vita quotidiana, come fare la spesa. Intanto, fanno attività conversazionali ed esercizi cognitivi, come quelli di ‘fluenza fonemica’. Si è a fare la spesa e si vogliono le arance? Se il team collabora e si eseguono i compiti come richiesto, si ottiene il ‘premio’. In un secondo momento si rivedono e sotto le loro facce inseriamo commenti e didascalie, così i pazienti sono parte attiva della loro riabilitazione. Dal momento che si tratta di una sperimentazione, i costi sono tutti a carico della Fondazione, almeno per quello che riguarda i primi cicli in laboratorio, ognuno della durata di sei mesi. Finora l’hanno provato circa 20 persone ma i risultati sono confortanti e mostrano che si possono ottenere miglioramenti. Quello che ci preme, in generale, è non illudere nessuno: si tratta di soggetti molto delicati, di cui avere il massimo rispetto. Dovremmo valutare bene il caso di Sposini attraverso uno screening apposito. Siamo aperti ad accoglierlo, vagliando un suo eventuale inserimento. O comunque, cercando di capire che cosa sia possibile fare per aiutarlo.
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