Alla Mostra del Cinema di Venezia Riccardo Scamarcio ha presentato il film La prima luce, una commovente storia di un padre che è disposto a qualsiasi cosa pur di riabbracciare suo figlio. Intervistato da Visto sulle sue ultime fatiche professionali, compreso il nuovo film con Laura Chiatti (“Io che amo solo te”) e il film internazionale “Il sapore del successo”, Scamarcio rivela che interpretare un padre è stata una grande emozione:

È stata un’esperienza intensissima, grazie alla quale ho vissuto emozioni molto forti: se avrò un figlio penso sarà proprio così. Il cinema e la recitazione danno la capacità di poterti calare in situazioni che al momento non vivi. Anche se io credo esistano figli non in carne e ossa: i film che recito.

Ad aiutarlo a immedesimarsi nei panni di un padre, visto che lui non ha figli, sono stati i ricordi della sua infanzia con il padre:

Il rapporto con mio padre per me è molto importante. Per raccontare la figura di un padre ho dovuto ripescare dalle sensazioni e dalle emozioni vissute con lui. Ho ripensato molto a mio padre, come quando andavamo al mare a raccogliere le cozze, o mi aggrappavo al suo collo, o giocavamo insieme; tutte cose che facevo da piccolo con lui. Avere un rapporto sano con il proprio padre fa stare bene.

Infine, Riccardo si dice certo che anche un solo genitore possa bastare per crescere bene un figlio, e tira in ballo lo spinoso ‘problema’ delle adozioni gay, che tanto infiamma l’opinione pubblica, dicendosi assolutamente favorevole con un ragionamento che non fa una piega:

Gli omosessuali, ad esempio, rivendicano il diritto a poter avere figli: parliamo di esseri umani, bambini e genitori, per i quali ciò che conta è l’amore, la sensibilità e la capacità di trasferire ai più piccoli questi valori, che poi sono quelli su cui si fonda la nostra cultura e la nostra società. Questo conta più di tutto. Il resto è solo questione di ruoli. E io, da attore, lo so bene.

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