Emma Stone, in lutto per le email cancellate dopo l'hackeraggio della Sony

Dopo la pubblicazione del suo numero di telefono ed indirizzo di posta elettronica, la diva ha reagito cancellando tutti i suoi messaggi


Emma Stone è fra le protagoniste del prossimo numero del WSJ Magazine, il bimestrale del prestigioso quotidiano americano Wall Street Journal. Nell'intervista che accompagna il servizio fotografico, l'attrice è ritornata sull'intrusione nei sistemi informatici della Sony Pictures Entertainment da parte di un gruppo di hacker, che, sul finire del 2014, ha portato alla pubblicazione in Rete dei dati personali di dipendenti e dirigenti dello studio hollywoodiano, nonché di alcune star di primo piano. Fra queste, anche Emma Stone.

Ho commesso l'errore peggiore che potessi fare, ovvero ho reagito in fretta (alla notizia). Stavo ricevendo tutte queste email e sms da persone che non conoscevo. "Ciao, sono Joe, dal Regno Unito: mi piacciono i tuoi film". Ero così sopraffatta che sono andata nel mio inbox e ho cancellato tutte le email. Nel giro di 30 secondi, ho selezionato tutti i messaggi e ho cliccato su "cancella per sempre". Migliaia di email, sei anni di email, sono sparite per sempre. Ero sconvolta dal fatto che qualcuno fosse lì dentro. È stato orribile. Ho pianto per un'ora. La maggior parte delle email per cui sono in lutto posso ancora recuperarle contattando l'altra persona. Ma ce ne sono alcune il cui destinatario non c'è più. È veramente brutto.

Per quanto comprensibile, il dolore della Stone impallidisce di fronte alla violenza telematica perpetrata pochi mesi prima ai danni di celebrità del calibro di Jennifer Lawrence e Kate Upton. Le due dive, e molte altre come loro, non hanno potuto far granché di fronte alla pubblicazione online di numerosi scatti privati da parte di una non meglio precisata rete di hacker, diversa da quella responsabile degli attacchi alla Sony.

Entrambi i casi sono attualmente al vaglio delle autorità americane: e se per la Sony i mandanti potrebbero essere ricondotti ai piani alti della dittatura nordcoreana - pare che a Kim Jong-un non sia piaciuto il film The Interview - , resta ancora da chiarire chi si celi veramente dietro il cosiddetto Fappening.

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