Non potevamo lasciarci sfuggire l’anticipazione dell’autobiografia di John Taylor, storico bassista dei Duran Duran, intitolata In the Pleasure Groove e di prossima uscita. Nel tomo, che si preannuncia ricco di sesso, droga e rock’n’roll, Taylor racconta l’ascesa della band inglese nell’Olimpo degli Anni ’80 e delle prime tournée in giro per il mondo.

Come faceva la band capitanata da Simon LeBon a difendersi dalle proposte indecenti delle fan più giovani? Semplice, bastava ricordargli che potevano finire in galera.

Per un musicista che va in tour l’itinerario è di vitale importanza. Nella parte sinistra di ciascuna pagina del nostro tour americano [accanto alle date, ndr] c’era un numero, di solito 18, 21 o 20. Ci sono voluti mesi prima che mi svelassero il segreto. Il numero faceva riferimento all’età in cui diventava legale aver un rapporto sessuale con un ragazza in quel particolare stato.

Il management del gruppo, oltre a fornire utilissime informazioni come quella riportata, consegnava ai membri del gruppo fogli in cui venivano elecati dettagli molto più terra terra, del tipo: “Oggi è venerdì 3 ottobre, sei a Chicago”. I Duran Duran erano degli sbadatoni? Macché. Nella vita di Taylor, oltre alla possibilità di portarsi a letto ammiratrici diverse una sera sì e l’altra pure, c’era anche la passione per la cocaina.

Se volete vedere come gli anni di eccessi hanno ridotto John Taylor, ormai completamente sobrio, non vi resta che attendere l’inaugurazione delle Olimpiadi. Sul palco ci saranno i Duran Duran.

Via | New York Post

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