Alba Parietti: "Rifiutai 9 miliardi offerti da Berlusconi, con Caschetto ci dividemmo perché non c'era mai. Freccero furbo e Boncompagni e Ghergo intelligentissimi, ma carattere impossibile"

Intervista fiume di Alba Parietti sulle pagine de Il fatto quotidiano.

Che Alba Parietti sia una di quelle persone che parla schiettamente e dice (e ha detto) sempre quello che pensa, non lo si può certo negare.

E la conferma arriva dalla lunga intervista rilasciata per Il Fatto Quotidiano in cui l'Alba nazionale non si risparmia affatto e ripercorre vita e carriera, senza risparmiare commenti sulle persone con cui ha lavorato.

In primis la conduttrice e showgirl torinese ricorda quando, convinta da Stefano Bonaga (suo ex partner), rinunciò a ben 9 miliardi di lire offerti da Silvio Berlusconi per averla a Mediaset:

Avevo subito il lavaggio del cervello da Stefano Bonaga. Una capa tanta: "Qualunque cosa ti offra, non accettare". Mi aveva presentato Berlusconi come il demonio, ero rimasta condizionata dal martellamento e al contrario di Stefano, tutto abbracci e pacche sulla spalla con Silvio fin dal primo minuto, fui molto antipatica. Berlusconi, al contrario, da allora e negli anni a venire, con me fu simpaticissimo. Al momento del dunque, fu generoso. A Mediaset però non andai. Dissi no, grazie.

Alba parla anche del suo agente dell'epoca, Beppe Caschetto, di cui racconta:

Beppe, cresciuto alla grande scuola di Bibi Ballandi, uno che vezzosamente si vanta di avere la terza elementare e di mettersi ancora tutti in tasca, capì in fretta come trattare a certi tavoli e in quel periodo, con me, entrò nel mondo dello spettacolo dalla porta principale. Fu bravo, si diede un gran daffare, e come direbbe Crozza passò presto a farsi i cazzi suoi. Costruì la sua squadra e contestualmente il suo personaggio. Quasi nessuno degli artisti da lui curati riesce a parlargli al telefono. Il dato sembra secondario, ma fa parte dell'attrazione che porta quasi tutti i nomi di punta della tv italiana a stare con lui. Certe stelle, maltrattate, vanno in estasi.

Fu proprio questo il motivo della "rottura" del loro sodalizio professionale:

Scappavo. Ci dividemmo proprio perché quando Caschetto serviva, non c'era mai.

Con Caschetto, tuttavia, non litigò. Ma con altri non si è certo risparmiata:
Se penso agli alterchi con Giordani, con Gugliermi, con Freccero, con Fuscagni o con Boncompagni, il ricordo è dolce. Discutere anche aspramente con teste pensanti era un onore.

Con altri, penso a Mauro Mazza, non ne valeva la pena. Una notte a Sanremo arrivò un suo tirapiedi al Teatro Ariston per farmi alzare dalla poltrona. Di Mazza non mi frega una mazza, ma la lena dei suoi cortigiani zelanti impegnati a mancarmi di rispetto era insopportabile. Il suo servo sciocco fu volgarissimo: "Tanto hai fatto che sei riuscita a infilarti in prima fila".

In questa occasione non rispose alla provocazione Alba e - come racconta - se n'è pentita. Come si è pentita del film scandalo "Il Macellaio":

Il macellaio fa parte di quelle cose di cui tutti dovremmo pentirci. Fu un'occasione mancata. Volevo fare un film d'autore. I produttori lo scandalo che portasse la gente al cinema. E' vero che passa molto in televisione e che non posso lamentarmi degli introiti dei diritti, ma non c'è italiano che non abbia visto il mio culo.

Di Vittorio Sgarbi, con cui si è scontrata, dice:

Vittorio è uno psicopatico con cui è divertentissimo dirsi qualunque cosa.

Mentre di Aldo Busi che non le riconosce il suo fascino:

Mente sapendo di mentire. Secondo me la sua parte maschile mi si farebbe di corsa. Quella femminile invece mi somiglia. Finge di disprezzarmi, ma in realtà la soubrette che vorrebbe svaccare, sogna di essere vista mentre fa la lap dance e abita l'intellettuale che è in lui, mi invidia. Sono meno colta di Busi, ma non mi sento meno intelligente.

ALBA PARIETTI

Ne ha pure per il critico televisivo Aldo Grasso:

Un signore che ha provato così tanto e invano a entrare in televisione e infine respinto, ha finito per scriverne. Alle volte la sua satira è divertente, altre meno. Nei miei confronti, per un certo periodo, nutrì una sorta di ossessione ossessiva-compulsiva. Prima mi demolì, poi arrivò addirittura a negare la mia esistenza.

Anche con il patron di Striscia, Antonio Ricci, e con l'esperto di comunicazione Carlo Freccero la showgirl torinese ha avuto qualche discussione. Così li dipinge, accomunandoli per provenienza regionale:

Altro simpaticissimo figlio di buona donna, Ricci e dico di buona donna perché se dicessi di puttana insulterei gratuitamente l'incolpevole madre. Con Antonio faccio ancora lunghe chiacchierate. I liguri sono i peggiori in assoluto. Svelti, affabulatori, arguti. Dediti al fancazzismo, inclini al vaffanculo facile.
Freccero, come Ricci, è molto strutturato, furbo, rapido. Gente paracula? Paraculissima. L'emblema della paraculaggine che si fa intelligenza. Una categoria di immortali, i paraculi.

Infatti, sul regista Gianni Boncompagni con cui ha avuto modo di lavorare:

Con Boncompagni ho lavorato a lungo e, anche con lui, litigate selvagge. Non si può parlare di Gianni senza parlare dell'associazione a delinquere che lo vede abbracciato a Irene Ghergo. Entrambi intelligentissimi ed entrambi con un talento pari al carattere impossibile. Persone che a costo di bucarlo, il pallone in mano non te lo lasciano. Gente gelosa del proprio giocattolo. Ai tempi di Macao con i ragazzi della trasmissione, veramente bravi, tentammo un esproprio creativo. Duellammo e perdemmo. Gianni era relegato in regia. Irene non riusciva a manovrarmi come faceva con la prima Ambra. Così Boncompagni preferì giocare all'autodistruzione e l'esperimento tramontò.

Era da tempo che non si vedeva una Parietti così a ruota libera!

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