Fabrizio Corona dal carcere: "Sono disposto a morire per avere giustizia"

Fabrizio Corona: nuova lettera dal carcere.


Ieri sera, 7 agosto 2014, durante il programma di La7 In onda si è parlato di Fabrizio Corona, l'ex re dei paparazzi condannato a nove anni di carcere. Nel corso della puntata la madre dell'ex marito di Nina Moric ha letto una lettera scritta dal figlio in cella. Lettera che denuncia tutte le ingiustizie da lui subite da parte della giustizia italiana. Tra un'accusa e l'altra, anche qualche ammissione: Non sono uno stinco di santo, ma questa non è vita, sottolinea Corona.

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Che cosa mi hanno fatto? Cosa sono riusciti a farmi? Non è giusto, è allucinante, è incredibile, è schifoso. Sono quasi due settimane che non esco più dalla cella, che non dormo più, che non vado più all’aria, che non partecipo più a nessuna attività, che non parlo più con nessuno, a malapena mangio, ho lo sguardo fisso e perso nel vuoto. Mi muovo dannatamente all’interno del mio piccolo e sporco spazio ristretto con la sentenza in mano. Continuo a rileggerla e impreco. Sbatto la testa contro il muro, tiro pugni alla finestra.

Tutta la spavalderia che ostentava durante gli sconsiderati tempi della sua libertà sembra essere completamente svanita. Fabrizio Corona ora è solo, in galera e circondato da boss mafiosi, reclusi con lui nel carcere di Opera. Ma i loro crimini, ovviamente, sono ben più gravi di qualche scatto estorto al calciatore di turno:

Ora, dopo tutto questo, sono disposto a morire per avere riconosciuta la mia giustizia, perché sia raccontata la verità dei fatti. Ieri è toccato a me ma domani potrebbe capitare a voi. Soltanto una settimana fa, dopo quasi 600 giorni di galera fatta, ho scoperto che non solo ero stato condannato per estorsione aggravata ma che l’estorsione era stata fatta secondo i giudici di Torino con metodo mafioso. Ho fatto da incensurato 107 giorni di carcere preventivo in regime di massima sicurezza in cella con quel Peppe Iannicelli, boss della ‘ndrangheta. Quella carcerazione mi ha rovinato la vita. Mi sono perso e sono diventato quello che voi avete creato.

Infine le ammissioni cui accennavamo in apertura:

Non sono uno stinco di santo, è vero. Mi sono preso le mie responsabilità e come si dice qui in gergo “mi sono fatto la galera”, ma non sono un criminale. Il giudice attua la legge per conto dello Stato, ma lo Stato non è una persona. Lo Stato garantisce la legge attraverso la magistratura, non ha il dominio sulla morale privata. Le motivazioni delle mie condanne sono per me un fine pena mai. Mi hanno bollato in maniera perentoria e perenne denigrandomi ingiustamente. La vita è una sola e non si può marcire dentro una cella solo perché sei antipatico o hai pestato i piedi a qualcuno di troppo potente. Non mi possono anche vietare di rieducarmi, non è giusto. Dico basta, io ora voglio giustizia e sono pronto a sacrificare tutto. Anche la mia vita.

Marco Travaglio

, ospite della puntata, ha ricordato come lui si dica favorevole alla concessione della grazia per Corona e, conseguentemente, ha cercato di perorare la causa dell'ex re dei paparazzi facendo un chiaro confronto con la recente assoluzione di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo denominato Ruby Bis.

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