Due giorni fa Beatrice Borromeo, impegnata a Milano in un faticoso trasloco, si è trovata a dover fronteggiare un altro e ben diverso problema. Lo racconta lei stessa, dalla sua pagina Facebook, spiegando di essersi trovata suo malgrado a discutere con un sacerdote che l’ha ripresa per aver donato dei cuscini a un clochard, con parole a dir poco discutibili e esecrabili.

Lei a quel punto ha giustamente risposto, tirando in ballo anche i suoi antenati, in particolare uno, San Carlo Borromeo, arcivescovo del sedicesimo secolo. Una sorta di “lei non sa chi sono io” che però, in questo caso, ha la sua ragione d’essere:

Non avrei mai e poi mai pensato di farlo ma è successo: ho tirato fuori la mia parentela con San Carlo e tutti i legami che la mia famiglia ha con la Chiesa. Name dropping a manetta. E no, non sono impazzita.

La scena: durante il trasloco trovo tre cuscini un po’ rovinati, vedo un barbone che sta sull’asfalto, sotto una pianta che lo nasconde, e glieli porto. Mi giro e c’è un prete che mi fotografa con l’Ipad mini (ultimo modello) e scuote la testa guardandomi con sdegno.

Mi avvicino e il padre mi sgrida: “E’ per colpa di quelli come te che la città è piena di questi schifosi!”.
“Scusi?”” – mi viene da ridere ma resto seria – “non è un prete lei?”.
“Sì, ma mi trovo sta gente all’entrata della chiesa, lcd li ho intorno tutto il tempo, sporchi e puzzolenti”.
Io: “Com’è caritatevole lei! Forse potrebbe farli dormire in Chiesa, invece che infastidirsi perché li vede fuori”.
Lui: “E’ questo che la gente come te non capisce. La Chiesa deve portare la salvezza spirituale, non il pane ai poveri. Che la Chiesa debba aiutare sti schifosi è una follia che pensano solo quelli come te”.
Io: “Magari se aiutaste un po’ di più loro, invece che comprarvi I pad (che aveva nella mano destra), I-phone (mano sinistra), o a proteggere i preti pedofili, sareste un po’ meno detestati.
Lui: “Si vede che non capisci niente di Chiesa”.

Ho provato a resistere ma a quel punto ci stava troppo bene: “San Carlo, mio antenato, ha donato tutto ai poveri. O era scemo lui o sei te che hai sbagliato lavoro”.

Vagamente imbarazzato, il prete, andandosene, ha risposto: “E allora tieniteli, questi schifosi, se ti piacciono tanto”.

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La questione si è quindi chiusa con netto vantaggio per la signorina Borromeo, anche se, a dirla tutta, il prete in questione non è poi tanto diverso dal suo illustre antenato. Scopriamo infatti su Wikipedia che sì, San Carlo era fondamentalmente un buono, tanto da occuparsi dei poveri e degli ultimi, ma – complice il periodo in cui ha vissuto e il fondamentalismo della Chiesa del tempo – ha anche qualche macchia:

Egli combatté il protestantesimo nelle valli svizzere, imponendo rigidamente i dettami del Concilio di Trento. Nella sua visita pastorale in Val Mesolcina in Svizzera fece arrestare per stregoneria oltre 150 persone. Dopo le torture quasi tutti abbandonarono le fede protestante, salvandosi così la vita; 12 donne ed il prevosto furono invece condannati al rogo nel quale furono gettati a testa in giù.

A sua discolpa possiamo però dire che se la paura del diverso è giustificabile e capibile – forse – nel sedicesimo secolo, non lo è certamente nel 2014. E quel prete, come ha detto Beatrice, farebbe forse meglio a rivedere la sua fede e la sua vocazione.

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