Lamberto Sposini, i medici Rai sotto accusa: “La diagnosi quasi corretta soltanto alla quindicesima telefonata”

Tutte le dichiarazioni dei legali del giornalista.

La vicenda, ormai, risale a circa tre anni fa. Nell’aprile 2011, infatti, il giornalista Lamberto Sposini, appena prima dell’inizio di una puntata di La vita in diretta, programma pomeridiano di Rai 1 di cui all’epoca fu uno dei conduttori insieme a Mara Venier, fu colpito da un’emorragia cerebrale e fu immediatamente sottoposto ad un delicato intervento chirurgico che fortunatamente ebbe un esito positivo.

Quell’episodio segnò praticamente la fine della carriera televisiva e giornalistica di Lamberto Sposini, attualmente impegnato nel suo lungo percorso riabilitativo.

A distanza di tanto tempo, però, inevitabilmente e giustamente, ancora ci si interroga sulla tempestività e sulla adeguatezza dei soccorsi effettuati dai medici della Rai. I legali di Lamberto Sposini, infatti, hanno intenzione di andare a fondo sull’operato dei medici interni della tv di Stato che avrebbero causato gravi ritardi nei soccorsi.

Queste sono state le dichiarazioni degli avvocati di Sposini pubblicate dal sito Umbria24:

È di fondamentale importanza verificare come i medici interni dell’azienda si siano attivati e se abbiano usato la diligenza, la perizia e la prudenza dovuta, secondo scienza e coscienza.

Dopo aver esaminato tutte le telefonate al 118, si scopre che i medici richiesero inizialmente per Sposini il codice giallo. La richiesta del codice rosso avvenne solo alla quinta telefonata e l’arrivo del medico Rai avvenne soltanto durante la settima telefonata:

Dalla relazione relativa all’intervento prestato dal 118 è emerso che la prima richiesta di soccorso di ambulanza è pervenuta da parte di un privato alle ore 14.11. Stante le vaghe informazioni date, alla chiamata era stata conferita una urgenza relativa. Dalla registrazione delle concitate telefonate che hanno preceduto l’arrivo dell’ambulanza, si evincono una serie di inequivocabili comportamenti, gravemente censurabili e comportanti la sicura responsabilità professionale dei medici e, in conseguenza, della Rai dalla quale dipendono. Vi è da dire, tuttavia, che né la ‘figurante’ che aveva effettuato la prima telefonata registrata, né le altre persone che avevano sollecitato l’arrivo dell’ambulanza, risulta avessero la competenza tecnica necessaria per avanzare una simile richiesta. Nel corso della settima telefonata la donna che aveva chiamato testualmente specificava: “C’è qui il medico, è arrivato il medico della Rai gli sta dando l’ossigeno”. Dopo di ciò, domandava all’operatore del 118: “Le passo il medico?”.

Solo in quel preciso istante, il 118 venne a conoscenza della gravità delle condizioni di salute di Sposini:

Solo a questo punto, in quanto sollecitato a parlare con l’operatore del 118, che chiedeva più dettagliate informazioni sullo stato del paziente, sopraggiungeva al telefono il medico, il quale testualmente riferiva: “E niente credo sia un infarto si deve sbrigare vi dovete… sbrigarvi c’è bava alla bocca quindi è pericolosissimo forse non mi sono spiegato è un infarto… è urgenza assoluta è sennò mi muore qua sotto le mani…”. Ciò significa che solo dopo circa mezz’ora dal malore il dottore si era finalmente reso conto dell’estrema gravità della situazione, evidentemente rettificando la sua prima diagnosi di congestione con un infarto. 

Una diagnosi quasi corretta arrivò all’operatore del 118 soltanto alla quindicesima telefonata:

Solo nel corso della quindicesima telefonata intervenuta alle ore 14.39, tra il personale dell’ambulanza e quello dell’automedica, il sanitario a bordo di quest’ultima diagnosticava un ‘sospetto ictus’. Ciò significa che, semplicemente raccogliendo le vaghe, concitate ed atecniche informazioni ricevute via via telefonicamente, il sanitario dell’automedica aveva potuto ben comprendere che il malore del dott. Sposini derivava da una lesione cerebrale, dovuta forse all’ostruzione di un vaso, e dunque ad un ictus. Ciò conferma l’assoluta inescusabile superficialità ed imperizia con cui il dottore prima e la dottoressa subito dopo hanno diagnosticato la malattia ed in conseguenza organizzato il soccorso.

In breve, i medici della Rai sono accusati di aver sbagliato la diagnosi, rallentando enormemente l’arrivo dei soccorsi anche dopo l’arrivo dell’ambulanza:

Non hanno indicato agli operatori sopraggiunti con l’ambulanza di recarsi presso una struttura dotata di reparto neurologico; non hanno comunque prestato i soccorsi necessari, limitandosi a compiere un generico ed inutile soccorso. Non hanno immediatamente e personalmente interloquito con gli operatori del 118, affinché si attivasse un soccorso più rapido e con a bordo il personale medico di competenza, in modo che il trasporto fosse effettuato con urgenza assoluta e presso un ospedale adeguatamente attrezzato per lo specifico soccorso richiesto.

Secondo gli avvocati, l’operato dei medici, inadeguato praticamente dall’inizio alla fine, ha causato “l’invalidità permanente e globale” di Lamberto Sposini.

Foto | © Getty Images

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