Gianluigi Nuzzi è il nuovo volto televisivo del venerdì sera di Rete4, da quando lo scorso anno ha preso il posto di Salvo Sottile alla conduzione di Quarto Grado. Il conduttore, in un’intervista a Ok Salute del mese di aprile, racconta un evento che gli ha cambiato la vita, ma che lo ha reso anche più forte: il terribile incidente che gli ha lasciato come ricordo delle vistose cicatrici sul volto. Nuzzi inizia così il racconto di quel tragico giorno:

Lo schianto, tremendo. Il dolore, a tratti insopportabile. La paura, di non tornare quello di prima. Non sono tornato quello di prima, dopo il frontale contro una jeep su una strada di Paros, in Grecia, io a bordo di uno scooter a noleggio… Non sono tornato quello di prima ma non ho rimpianti.

Difficile dimenticare quell’estate del 1998:

Un incidente come quello che è capitato a me nell’agosto del ’98 o ti annienta o ti fortifica. E io mi sento più forte, più maturo, più completo. Anche se il mio volto è cambiato, e perfino la mia espressività: non potrebbe essere diversamente, con un lungo solco sulla guancia destra e un po’ più giù un cheloide, quella sorta di grumo che lasciano le ferite quando non cicatrizzano come dovrebbero.

La sua grande forza gli ha permesso di superare le paure legate a quell’evento:

Quando sono tornato ad assumere il pieno controllo del mio corpo ho affrontato le mie paure e le ho superate. Prima fra tutte quella di salire su un motorino. Un anno dopo il fattaccio, in vacanza ho noleggiato uno scooter a Formentera: un’altra isola, ancora strade sabbiose come quelle di Paros. Il brivido quando incrociavo un camion che mi faceva ballare con lo spostamento d’aria. Ma sono qui a raccontarlo. E anche oggi, per le vie di Milano non disdegno le due ruote.

Il ricordo di quanto accaduto quella lontana estate del ’98 alle Cicladi è ormai sbiadito:

Guidavo spensierato quando a un tratto il sole accecante dell’Egeo mi ha impedito di vedere che stavo invadendo la corsia opposta, in cui viaggiava una jeep. L’ho presa in pieno, sfondando il parabrezza, e sono finito per terra. Mi sono rialzato in stato confusionale, con l’unica preoccupazione di verificare i danni allo scooter. Lo sguardo mi è caduto sulla polo verde che indossavo: era diventata blu, intrisa del mio sangue. Sono ripiombato a terra, sentivo un grande dolore alla gamba sinistra, ma ancora non mi ero reso conto della gravità delle mie condizioni.

Poi la corsa in ambulanza al pronto soccorso dell’isola, il volo in aereo per raggiungere Atene, ma la paura che l’operazione programmata per la sua gamba non riuscisse:

Quando ho capito che sarei stato operato ad Atene ho chiamato la Farnesina e il giorno dopo, bendato come una mummia, ero in volo per l’aeroporto di Milano.

A Milano gli hanno rimesso a posto la gamba e hanno anche cercato di porre rimedio alle “cuciture approssimative con le quali in Grecia avevano chiuso le ferite al volto”:

Hanno fatto tutti un ottimo lavoro, ma l’incidente era stato così violento da rendermi irriconoscibile: quando è venuta a trovarmi mia sorella Lucia è finita in terra svenuta.

Poi, la decisione di non sottoporsi a ulteriori interventi chirurgici per eliminare le cicatrici e l’accettazione di quanto accaduto:

Quando esploravo il mio viso segnato dagli esiti delle ferite pensavo: che fare? Eliminare le cicatrici con la chirurgia plastica o tenermele? Terrorizzato all’idea di fare un trapianto di pelle o qualche altro intervento, ho deciso di lasciar perdere. E non mi sono mai pentito della mia scelta.

Il giornalista chiude il suo racconto con un’immagine tenerissima:

Il mio ricordo più bello è il primo bacio di Valentina, la mia attuale compagna e la madre dei miei figli: me l’ha dato proprio sul cheloide.

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