Dopo la serie di tweet di circa una settimana fa con i quali aveva annunciato la gravità del suo stato di salute e il pessimo sistema sanitario della sua città, stando sempre alla sua opinione, l’attore Lorenzo Crespi è stato intervistato da Barbara D’Urso a Domenica Live, in collegamento dalla sua casa a Messina.

Apparentemente in un buon stato di forma, Lorenzo Crespi, però, si è mostrato decisamente provato dal punto di vista psicologico. Nella lunga intervista, l’attore siciliano ha parlato del periodo in cui ha scoperto di essere ammalato ossia durante la sua partecipazione al talent show Ballando con le stelle:

Io mi ammalo dopo la seconda puntata, mancando agli allenamenti dei giorni successivi per colpa degli antibiotici. Non ci facevo caso. La giuria mi rimproverò che anche con gli antibiotici dovevo allenarsi lo stesso.

Crespi, quindi, ha parlato della famosa Tac del 2010. Da quel momento in poi, l’attore non si è più curato:

Questa tac è del 2010, io non mi curo da allora, da quel giorno lì. Questa tac è di tre mesi dopo il mio abbandono a Ballando con le stelle. Oggi saranno forse il doppio più grandi queste bolle.

Lorenzo Crespi ha maturato nel tempo, anche un po’ scioccamente, un netto rifiuto a curarsi a Messina, dopo una brutta esperienza avuta con un medico che gli ha diagnosticato soltanto un mal di gola:

Ho una mamma, ho famiglia e amici. Io amo la Sicilia ma con questa città non ho niente a cui spartire. Questa città mi ha dato tante disgrazie, le cose belle in questa città sono finite a 16 anni. Qui mi sento un pesce fuor d’acqua. La mia vita era altrove. Quando ho lanciato l’allarme, mi era venuta la febbra a 39,5-40. Chiamo un medico che non ha saputo leggere una tac e mi ha dato un antibiotico per bambini quando ero in piena infezione polmonare. Mi ha diagnosticato solo un mal di gola. Qui a Messina, non andrò più da nessuna parte. Io non mi sto facendo del male. Come faccio a venire su a Roma?

Il rapporto con la sua città natale si è incrinato anche dopo l’episodio del tentato suicidio che in realtà non si rivelò tale. Anche in questo caso, Crespi non ha mostrato la perspicacia adatta e se l’è presa addirittura con chi ha lanciato l’allarme:

Io non sono arrabbiato con Messina. Si sono inventati un suicidio e mi hanno sbattuto sui giornali. Per un messaggio su Facebook, mi hanno invaso casa senza rispetto. Non era vero che erano preoccupati per me. Ma quale suicidio! Io sono un soldato. Io non li ho chiamati. Perché non denunci loro per omissione di soccorso e non venire a casa mia che non lavoro da tre anni e mi sbatti sui giornali? Così non fai altro che distruggere la mia vita e danneggiarmi!

Il desiderio maggiore di Lorenzo Crespi, quindi, è quello di ritornare a vivere in quella che considera la sua vera città, Roma:

In questa casa, dal giorno in cui sono arrivato, dal marzo 2012, invece di farsi una domanda sul fatto di essere ritornato qui, siccome per 20 anni ho diviso soldi in questa città, in tanti hanno pensato che era ritornato Babbo Natale. Hanno invaso la mia vita, hanno massacrato il mio citofono. Io non accetto di rimanere qui. Non uscirò mai da questa casa. Il mio animo da soldato non mi permette di accettare tutto questo. Resterò chiuso qui fino a quando sarà… Non posso curarmi qui. Le bolle rimarranno per sempre. Io non ho bisogno di far l’attore. Ho bisogno di tornare a Roma e di ritornare dalla mia gente, dai miei amici.

Nel corso dell’intervista, quindi, Crespi ha anche spiegato come si è consumata la sua partenza dalla Capitale:

Non ho lasciato Roma. Mi hanno cacciato da Roma. Ci sono persone potenti, che non farò mai nomi, che mi hanno cacciato. Un uomo deve avere la dignità di dire le cose come stanno. Io sono un soldato e posso vivere con una pera. Il mio cane deve mangiare. Io preferisco non avere nessuno che mi dice, “Lorenzo, devi pagarmi l’affitto”, piuttosto che farmi la Tac. Perché una tac costa la stessa cifra dell’affitto. Io mi sono lasciato andare perché le persone che non mi aspettavo mi hanno impacchettato e pagato il trasloco per mandarmi via da Roma. Non avendo più un agente e un lavoro, ho vissuto l’ultimo anno grazie alle canzoni che ho cantato con i bambini a Ti lascio una canzone. Quei soldi sono finiti. Ogni volta che ho un infezione, mi tocca fare 14 pacchi di questi (Crespi mostra una serie di scatole di farmaci in telecamera, ndr). Li ho finiti tre giorni fa, mi sono misurato la febbre e ho 38,5.

Crespi ha voluto, quindi, ringraziare le persone che continuano a stargli vicino:

Quando è così, il vittimismo serve a poco. Ho fretta, devo accettare la realtà, guardo avanti, sento freddo in continuazione, chi mi è stato vicino è il mio cane e tutta la gente dei social che non mi ha mai abbandonato.
Non so cosa ho fatto di bello per meritare tutto questo amore da parte loro. Forse sono sempre stato me stesso e continuerò a farlo. Sono da solo a Messina e non voglio nessuno.

Durante l’intervista, Lorenzo Crespi ha ricevuto proposte di cure gratuite da parte di vari medici.

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