“Spararmi è stato un gesto di libertà. Mi girava così. Avevo tutto, cos’altro potevo fare ancora?”

Gino Paoli racconta così, alla vigilia degli 80 anni, quel che passò nella mente di un 29enne all’apice del successo, reduce dall’estate di “Sapore di sale”. A pochi giorni dal suo ritorno al Festival di Sanremo, dove sarà ospite venerdì 21 per ricordare i colleghi della scuola cantautorale genovese, Paoli si è raccontato a Il Messaggero, che ha raccolto, una volta di più, quel frammento della sua vita ‘passata’ rimasta a fargli compagnia sotto forma di proiettile intrappolato accanto al suo cuore.

“Non ho deciso io di nascere e volevo poter decidere quando morire. Ho preso 50 pasticche di Veronal e ho sparato…”

ma non morì, anche se la stampa non gli dette molte speranze.

“L’Unità uscì col mio coccodrillo, anche se non ero morto. Dopo averlo letto ho deciso che non ne voglio. L’ho detto a Paola, mia moglie: deve zittire tutti quelli che parleranno bene di me”.

 

Sono passati 50 anni e più da quel luglio e nel mezzo c’è stata tutta la vita artistica e professionale di Paoli, nonché quella privata, che nel 1964 lo ha visto diventare padre di due bambini (Giovanni, dalla moglie Anna Fabbri, e Amanda, da una giovanissima Stefania Sandrelli), cui si sono aggiunti Nicolò nel 1980 e Tommaso nel 1992, avuti con Paola Penzo, sposata nel 1991.

“Se  un gesto così non riesce, non resta che cominciare a crescere”

ribadisce il cantautore a Il Messaggero ripartendo da quell’estate trionfale del Cantagiro 1963 e nello stesso tempo sentimentalmente difficile.

“Non avverto nessuna vecchiaia dentro di me. E non mi rassegno all’idea di non esserci più”

dice oggi Paoli che il prossimo 23 settembre spegnerà 80 candeline, il giorno dopo un’altra grande della musica italiana, Ornella Vanoni, a lungo sua partner.

“Se vuole fare un concerto-evento insieme io sono pronto”,

dice signorilmente Paoli, che nel frattempo ha aperto un nuovo capitolo della sua carriera, quello del jazz, che lo vedrà all’Ariston insieme a Danilo Rea con cui ha realizzato i suoi ultimi due lavori.

Il destino ha voluto che sia lui a ricordare Bindi, Tenco, Lauzi, De Andrè, gli amici di una vita e i colleghi di un pezzo della storia musicale italiana, all’Ariston. Quel destino che ha lasciato un proiettile nel suo cuore e una vita da vivere.

 

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