Si è cambiato in ascensore perché ha concluso il suo spettacolo teatrale una trentina di minuti fa. Così Daria Bignardi ha presentato uno degli ospiti della quarta puntata de Le Invasioni Barbariche, l’attore Giulio Scarpati. Reso noto al grande pubblico anche grazie al ruolo di Lele Martini nella ficion Rai Un Medico in Famiglia, il nostro era stato convocato per parlare di un tema ben poco leggero: Ti ricordi la casa rossa?, il romanzo in cui racconta di sua madre, a cui tre anni fa fu diagnosticato il morbo di Alzheimer.

Scarpati ha dapprima fatto un ritratto di sua mamma Flavia, oggi quasi novantenne, descrivendola come una donna molto precisa, attenta e autoritaria. Era lei quella che comandava in famiglia, ha spiegato, per poi raccontare del momento in cui apprese della sua malattia e di come lui abbia cercato sempre di starle vicino negli ultimi tre anni:

Si dimenticava le cose, ogni tanto non le uscivano le parole ed era diventata aggressivissima: si era convinta di voler divorziare rinfacciando a mio padre presunte colpe di una vita fa. Quando il medico ci ha dato il referto con scritto “sospetto alzheimer”, io e mio padre non l’abbiamo detto subito a mamma. Quando l’ha saputo, negava. Diceva che non era possibile. Sono passati tre anni da quando gli è stata diagnosticata questa malattia e ora non risponde più, non so quanto sia cosciente di ciò che le accade intorno. Io ogni tanto le metto le cuffie per farle sentire la musica lirica o quella napoletana che lei amava tanto, essendo nata a Napoli. La cosa più dolorosa per me è vedere così una persona che è sempre stata iperattiva. Noi spesso consideriamo l’anziano come una prigione, una cosa che in qualche modo va nascosta. Io non la penso così, anzi.

L’attore ha anche raccontato di come sua madre avrebbe preferito vederlo scendere in politica, piuttosto di ritrovarselo a salire su un palco ma io sono felice di non aver seguito questo suo consiglio, confessa. Infine, ricorda di quando lei, una volta accettato il successo del figlio, seguiva i suoi impegni lavorativi. Ma con le dovute distinzioni:

Non mi guardava molto quando facevo cose in tv, preferiva venire a vedermi a teatro. Ci capivamo con uno sguardo, riuscivo a capire cosa pensasse semplicemente dando un’occhiata al modo in cui inarcava le sopracciglia. Anche quando le presentavo una ragazza con cui mi ero fidanzato…

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