parliamo diAmy Winehouse

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Con la morte di Amy Winehouse si ripropone il dubbio che da sempre affligge chi, per lavoro o per passione, segue molto da vicino le vicende personali delle celebrità e, prima o poi, si ritrova a commentarne la scomparsa prematura: celebrare il genio che l’ha reso famosa o condannare il vizio che l’ha portata alla morte? Sin dalla nostra nascita, noi di GossipBlog.it abbiamo raccontato quotidianamente le sbronze, i capricci, le risse e gli amori violenti di Amy Winehouse. Con quale faccia oggi ci potremmo presentare in lacrime (metaforicamente parlando) davanti ai nostri lettori e piangere “il genio che se n’è andato troppo presto”?

No, Amy non se n’è andata troppo presto. La tossicodipendenza, come ha giustamente scritto Russell Brand in una lettera aperta comparsa sul suo blog poche ore fa, è una malattia; lo stile di vita bohemienne imboccato da Amy all’inizio della sua carriera e che ne ha decretato la fine terrena è stata una scelta. Amy ha cominciato a morire, anzi, a non vivere, quando lo sballo e l’eccesso da eccezione sono diventati la regola. È proprio questa regola, questa legge dell’andare oltre che ha distrutto quanto di buono Amy aveva portato in dono al mondo. I vizi hanno cominciato a prendere il sopravvento e ad esserne danneggiata è stata proprio la sua arte.

L’ultimo disco targato Amy Winehouse risale al 2006. Nel mondo del pop, per quanto lei lo abitasse nelle vesti di mosca bianca, è un periodo lunghissimo. Da allora è stato un susseguirsi di tour prima annunciati e poi annullati, di concerti riusciti ed esibizioni fallite. Di gioie, come i Grammys vinti nel 2008, e di pesantissime sconfitte. Prendete i 20mila fans serbi che poche settimane fa l’hanno vista sul palco completamente sbronza ed incapace di ricordare i testi delle proprie canzoni. Il ricordo che loro avranno di Amy è davvero così meno veritiero di quello di “anima tormentata e romantica” dipinto da gran parte delle pubblicazioni di tutto il mondo?

Noi non vogliamo unirci al coro di chi si nasconde dietro la formula “genio e sregolatezza” per piangere un giovane talento che se ne va. È soltanto una forma di pigrizia mentale per evitare di descrivere lo squallore nel quale viveva e del quale si alimentava la vita di Amy Winehouse. Nessuno avrebbe problemi a definire tossicodipendente una persona con le stesse abitudini di Wino ma al netto dei suoi guadagni, eppure nessuno si azzarderà ad usare quel termine. Basta andare a leggere gli articoli comparsi in questi giorni nei quotidiani.

Amy Winehouse era una bomba ad orologeria: lo sapeva la sua famiglia, lo sapevano i fans, lo sapevano i media. Se avete pensato, scritto, sussurrato che “in fondo se l’è cercata”, forse rientrate nella categoria dei cinici ma non sentitevi in colpa quando vi accusano di non avere rispetto per i morti. Al diavolo il rispetto per i morti. Quando si comincerà a parlare del rispetto per la vita e del rispetto per i doni che la Natura, Dio o il Caos hanno elargito a ciascuno di noi?

Update: naturalmente non tutta la redazione è d’accordo con questo post. Ecco un altro modo per ricordare Amy.

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